[Voice: boccaccio]
Gianni Lotteringhi ode di notte
toccar l'uscio suo; desta la moglie, ed ella gli fa accredere che egli
è la fantasima; vanno a incantare con una orazione, e il
picchiare si rimane.
[Voice: emilia]
Signor mio, a me sarebbe stato carissimo,
quando stato fosse piacere a voi, che altra persona che io avesse a
cosí bella materia, come è quella di che parlar
dobbiamo, dato cominciamento; ma poi che egli v'aggrada che io tutte
l'altre assicuri, e io il farò volentieri. E ingegnerommi, carissime donne, di dir cosa che vi
possa essere utile nell'avvenire, per ciò che, se cosí
son l'altre come io paurose e massimamente della fantasima (la quale
sallo Iddio che io non so che cosa si sia né ancora alcuna
trovai che 'l sapesse, come che tutte ne temiamo igualmente), a quella
cacciar via quando da voi venisse, notando bene la mia novella,
potrete una santa e buona orazione e molto a ciò valevole
apparare.
[Voice: emilia]
Egli fu già in Firenze nella contrada di San Brancazio uno
stamaiuolo, il quale fu chiamato Gianni Lotteringhi, uomo piú
avventurato nella sua arte che savio in altre cose, per ciò
che, tenendo egli del semplice, era molto spesso fatto capitano de'
laudesi di Santa Maria
Novella, e aveva a ritenere la scuola loro, e altri cosí
fatti uficetti aveva assai sovente, di che egli da molto piú si
teneva: e ciò gli avveniva per ciò che egli molto
spesso, sí come agiato uomo, dava di buone pietanze a'
frati. Li quali, per ciò che qual
calze e qual cappa e quale scapolare ne traevano spesso,
gl'insegnavano di buone orazioni e davangli il paternostro in volgare
e la canzone di santo
Alesso e il lamento di san Bernardo e la lauda di donna Matelda e
cotali altri ciancioni, li quali egli aveva molto cari, e tutti per la
salute dell'anima sua se gli serbava molto diligentemente.
[Voice: emilia]
Ora aveva costui una bellissima donna e
vaga per moglie, la quale ebbe nome monna Tessa e fu figliuola di Mannuccio dalla
Cuculia, savia e avveduta molto; la quale, conoscendo la
semplicità del marito, essendo innamorata di Federigo di Neri
Pegolotti, il quale bello e fresco giovane era, ed egli di lei,
ordinò con una sua fante che Federigo le venisse a parlare a
un luogo molto bello che il detto Gianni aveva in Camerata, al quale ella si stava tutta la
state; e Gianni alcuna volta vi veniva a
cenare e a albergo, e la mattina se ne tornava a bottega e talora a'
laudesi suoi. Federigo, che ciò senza
modo disiderava, preso tempo, un dí che imposto gli fu, in sul
vespro se n'andò là sú e, non venendovi la sera
Gianni, a
grande agio e con molto piacere cenò e albergò con la
donna; e ella standogli in braccio la notte gl'insegnò da sei
delle laude del suo marito. Ma non
intendendo essa che questa fossi cosí l'ultima volta come stata
era la prima né Federigo altressí,
acciò che ogni volta non convenisse che la fante avesse ad
andar per lui, ordinarono insieme a questo modo: che egli ognindí, quando andasse o tornasse da
un suo luogo che alquanto piú suso era, tenesse mente in una
vigna la quale allato alla casa di lei era e egli vedrebbe un teschio
d'asino in su un palo di quegli della vigna: il quale quando col muso
volto vedesse verso Firenze, sicuramente e senza alcun fallo la
sera di notte se ne venisse a lei, e se non trovasse l'uscio aperto
pianamente picchiasse tre volte e ella gli aprirebbe; e quando vedesse
il muso del teschio volto verso Fiesole, non vi venisse per ciò
che Gianni vi
sarebbe. E in questa maniera faccendo molte
volte insieme si ritrovarono.
[Voice: emilia]
Ma tra l'altre volte una avvenne che,
dovendo Federigo cenare con monna Tessa, avendo ella
fatti cuocere due grossi capponi, avvenne che Gianni, che venire non vi doveva,
molto tardi vi venne: di che la donna fu molto dolente, e egli e ella
cenarono un poco di carne salata che da parte aveva fatta lessare.
E alla fante fece portare in una tovagliuola
bianca i due capponi lessi e molte vuova fresche e un fiasco di buon
vino in un suo giardino, nel quale andar si potea senza andar per la
casa e dove ella era usa di cenare con Federigo alcuna volta, e
dissele che a piè d'un pesco che era allato ad un pratello
quelle cose ponesse. E tanto fu il cruccio
che ella ebbe, che ella non si ricordò di dire alla fante che
tanto aspettasse che Federigo venisse e dicessegli
che Gianni
v'era e che egli quelle cose dell'orto prendesse. Per che, andatisi ella e Gianni a letto, e similmente la
fante, non stette guari che Federigo venne e toccò
una volta pianamente la porta, la quale sí vicina alla camera
era, che Gianni
incontanente il sentí, e la donna altressí; ma,
acciò che Gianni nulla suspicar potesse di
lei, di dormire fece sembiante.
[Voice: emilia]
E stando un poco, Federigo picchiò la
seconda volta: di che Gianni maravigliandosi
punzechiò un poco la donna e disse: "Tessa, odi tu quel ch'io? E' pare che
l'uscio nostro sia tocco."
[Voice: emilia]
La donna, che molto meglio di lui udito
l'avea, fece vista di svegliarsi, e disse: "Come
di'? Eh?"
[Voice: emilia]
"Dico" disse
Gianni"ch'e'
pare che l'uscio nostro sia tocco."
[Voice: emilia]
Disse la donna: "Tocco?
Oimè, Gianni mio, or non sai tu quello
ch'egli
è? Egli è la fantasima, della quale io ho avuta a
queste notti la maggior paura che mai s'avesse, tale che, come io
sentita l'ho, ho messo il capo sotto né mai ho avuto ardir di
trarlo fuori sí è stato dí chiaro."
[Voice: emilia]
Disse allora Gianni: "Va, donna, non aver paura, se ciò
è, ché io dissi dianzi il Te
lucis e la 'Ntemerata e tante
altre buone orazioni, quando a letto ci andammo, e anche segnai il
letto di canto in canto al nome del Patre e del Filio e dello Spirito
Sancto, che temere non ci bisogna, ché ella non ci può,
per potere ch'ella abbia, nuocere."
[Voice: emilia]
La donna, acciò che Federigo per
avventura altro sospetto non prendesse e con lei si turbasse,
diliberò del tutto di doversi levare e di fargli sentire che
Gianni v'era; e
disse al marito: "Bene sta, tu dí tue parole
tu; io per me non mi terrò mai salva né sicura se noi
non la 'ncantiamo, poscia che tu ci se'."
[Voice: emilia]
Disse Gianni: "O come s'incanta ella?"
[Voice: emilia]
Disse la donna: "Ben la so io
incantare, ché l'altrieri, quando io andai a Fiesole alla perdonanza, una di quelle
romite, che è, Gianni mio, pur la piú santa
cosa che Iddio tel dica per me, vedendomene cosí paurosa,
m'insegnò una santa e buona orazione e disse che provata l'avea
piú volte avanti che romita fosse, e sempre l'era
giovato. Ma sallo Iddio che io non avrei mai
avuto ardire d'andare sola a provarla; ma ora che tu ci se', io voi
che noi andiamo ad incantarla."
[Voice: emilia]
Gianni disse che molto gli piacea;
e levatisi se ne vennero amenduni pianamente all'uscio, al quale ancor
di fuori Federigo, già
sospettando, aspettava; e giunti quivi, disse la donna a Gianni: "Ora sputerai, quando io il ti dirò."
[Voice: emilia]
Disse Gianni: "Bene."
[Voice: emilia]
E la donna cominciò l'orazione e
disse: "Fantasima, fantasima che di
notte vai, a coda ritta ci venisti, a coda ritta te n'andrai; va
nell'orto, a piè del pesco grosso troverai unto bisunto e cento
cacherelli della gallina mia: pon bocca al fiasco e vatti via, e non
far mal né a me né a Gianni mio", e cosí
detto, disse al marito: "Sputa, Gianni" e Gianni sputò.
[Voice: emilia]
E Federigo, che di fuori era e
questo udiva, già di gelosia uscito, con tutta la malinconia
aveva sí gran voglia di ridere, che scoppiava e pianamente,
quando Gianni
sputava, diceva: "I denti". La donna, poi che in questa guisa ebbe tre
volte incantata la fantasima, al letto se ne tornò col
marito.
[Voice: emilia]
Federigo, che con lei di cenar
s'aspettava, non avendo cenato e avendo bene le parole della orazione
intese, se n'andò nell'orto e a piè del pesco grosso
trovati i due capponi e 'l vino e l'uova a casa se ne gli portò
e cenò a grande agio; e poi dell'altre volte ritrovandosi con
la donna, molto di
questa incantazione rise con essolei.
[Voice: emilia]
Vera cosa è che alcuni dicono che
la donna aveva ben
volto il teschio dello asino verso Fiesole, ma un lavoratore per la vigna
passando v'aveva entro dato d'un bastone e fattol girare intorno
intorno, e era rimaso volto verso Firenze, e per ciò Federigo,
credendo esser chiamato, v'era venuto; e che
la donna aveva fatta l'orazione in questa guisa: "Fantasima, fantasima, fatti con Dio, ché la testa
dell'asino non vols'io, ma altri fu, che tristo il faccia Iddio, e io
son qui con Gianni mio"; per che,
andatosene, senza albergo e senza cena era rimaso. Ma una mia vicina, la quale è una donna molto
vecchia, mi dice che l'una e l'altra fu vera, secondo che ella aveva,
essendo fanciulla, saputo; ma che l'ultimo non a Gianni Lotteringhi era avvenuto, ma
ad uno che si chiamò Gianni di Nello, che stava in Porta San Piero, non meno
sofficiente lavaceci che fosse Gianni Lotteringhi. E per ciò, donne mie
care, nella vostra elezione sta di torre qual piú vi piace
delle due, o volete amendune: elle hanno grandissima virtú a
cosí fatte cose, come per esperienzia avete udito: apparatele,
e potravvi ancor giovare.