[Voice: boccaccio]
Un cavalier dice a madonna Oretta di portarla con una novella: e,
mal compostamente dicendola, è da lei pregato che a piè
la ponga.
[Voice: filomena]
Giovani donne, come ne' lucidi sereni
sono le stelle ornamento del cielo e nella primavera i fiori de' verdi
prati e de' colli i rivestiti albuscelli, cosí de' laudevoli
costumi e de' ragionamenti belli sono i leggiadri motti; li quali, per
ciò che brievi sono, tanto stanno meglio alle donne che agli
uomini quanto piú alle donne che agli uomini il molto parlar si
disdice. È il vero che, qual si sia
la cagione, o la malvagità del nostro ingegno o inimicizia
singulare che a' nostri secoli sia portata da' cieli, oggi poche o non
niuna donna rimasa ci è la qual ne sappia ne' tempi oportuni
dire alcuno o, se detto l'è, intenderlo come si conviene:
general vergogna di tutte noi. Ma per
ciò che già sopra questa materia assai da Pampinea fu detto, piú
oltre non intendo di dirne; ma per farvi avvedere quanto abbiano in
sé di bellezza a' tempi detti, un cortese impor di silenzio
fatto da una gentil donna
a un cavaliere mi
piace di raccontarvi.
[Voice: filomena]
Sí come molte di voi o possono per
veduta sapere o possono avere udito, egli non è ancora guari
che nella nostra
città fu una gentile e costumata donna e ben parlante,
il cui valore non meritò che il suo nome si taccia. Fu adunque chiamata madonna Oretta e fu moglie di messer Geri Spina; la quale per
avventura essendo in contado, come noi siamo, e da un luogo
a un altro andando per via di diporto insieme con donne e con
cavalieri, li quali a casa sua il dí avuti aveva a desinare, e
essendo forse la via lunghetta di là onde si partivano a
colà dove tutti a piè d'andare intendevano, disse uno
de' cavalieri della brigata: "Madonna
Oretta, quando voi vogliate, io vi porterò, gran parte
della via che a andare abbiamo, a cavallo con una delle belle novelle
del mondo".
[Voice: filomena]
Al quale la donna rispose: "Messere, anzi ve ne
priego io molto, e sarammi carissimo".
[Voice: filomena]
Messer lo cavaliere, al quale forse non stava
meglio la spada allato che 'l novellar nella lingua, udito questo,
cominciò una sua novella, la quale nel vero da sé era
bellissima, ma egli or tre e quatro e sei volte replicando una
medesima parola e ora indietro tornando e talvolta dicendo: "Io non dissi bene" e spesso ne' nomi errando,
un per un altro ponendone, fieramente la guastava: senza che egli
pessimamente, secondo le qualità delle persone e gli atti che
accadevano, profereva.
[Voice: filomena]
Di che a madonna Oretta, udendolo, spesse volte veniva un
sudore e uno sfinimento di cuore, come se inferma fosse stata per
terminare; la qual cosa poi che piú sofferir non poté,
conoscendo che il cavaliere era entrato nel pecoreccio
né era per riuscirne, piacevolemente disse: "Messer, questo vostro cavallo ha troppo
duro trotto, per che io vi priego che vi piaccia di pormi a
piè".
[Voice: filomena]
Il cavaliere, il quale per avventura era
molto migliore intenditor che novellatore, inteso il motto e quello in
festa e in gabbo preso, mise mano in altre novelle e quella che
cominciata aveva e mal seguita senza finita lasciò stare.