[Voice: boccaccio]
Pietro di Vinciolo va a cenare
altrove; la donna sua si fa venire un garzone, torna Pietro, ella il nasconde
sotto una cesta da polli; Pietro dice essere stato trovato in
casa d'Ercolano, con cui
cenava, un giovane messovi dalla moglie; la donna biasima la moglie
d'Ercolano; uno asino
per isciagura pon piede in su le dita di colui che era sotto la cesta,
egli grida, Pietro
corre là, vedelo, cognosce lo 'nganno della moglie con la quale
ultimamente rimane in concordia per la sua tristezza.
[Voice: boccaccio]
Il ragionare della reina era al suo fine venuto, essendo
lodato da tutti Idio che degnamente avea guiderdonato Federigo, quando
Dioneo, che mai
comandamento non aspettava, incominciò:
[Voice: dioneo]
Io non so se io mi dica che sia
accidental vizio e per malvagità di costume ne' mortali
sopravenuto, o se pure è della natura peccato, il rider
piú tosto delle cattive cose che delle buone opere, e
spezialmente quando quelle cotali a noi non pertengono. E per ciò che la fatica, la quale altra volta ho
impresa e ora son per pigliare, a niuno altro fine riguarda se non a
dovervi torre malinconia, e riso e allegrezza porgervi, quantunque la
materia della mia seguente novella, innamorate giovani, sia in parte
men che onesta, però che diletto può porgere, ve la pur
dirò. E voi, ascoltandola, quello ne
fate che usate siete di fare quando ne' giardini entrate, che, distesa
la dilicata mano, cogliete le rose e lasciate le spine stare: il che
farete lasciando il cattivo uomo con la mala ventura stare con la sua
disonestà, e liete riderete degli amorosi inganni della sua
donna, compassione avendo all'altrui sciagure dove bisogna.
[Voice: dioneo]
Fu in Perugia, non è ancora molto tempo
passato, un ricco uomo chiamato Pietro di Vinciolo, il quale, forse
piú per ingannare altrui e diminuire la generale oppinion di
lui avuta da tutti i perugini, che per vaghezza che egli n'avesse,
prese moglie; e fu la fortuna conforme al
suo appetito in questo modo, che la moglie la quale egli prese era una
giovane compressa, di pel rosso e accesa, la quale due mariti
piú tosto che uno avrebbe voluti, là dove ella s'avvenne
a uno che molto piú a altro che a lei l'animo avea
disposto.
[Voice: dioneo]
Il che ella in processo di tempo conoscendo, e
veggendosi bella e fresca, e sentendosi gagliarda e poderosa, prima se
ne cominciò forte a turbare e ad averne col marito disconce
parole alcuna volta, e quasi continuo mala vita; poi, veggendo che
questo, suo consumamento piú tosto che ammendamento della
cattività del marito potrebbe essere, seco stessa disse:
"Questo dolente
abbandona me per volere con le sue disonestà andare in zoccoli
per l'asciutto, e io m'ingegnerò di portare altrui in nave per
lo piovoso. Io il presi per marito e
diedigli grande e buona dota sappiendo che egli era uomo e credendol
vago di quello che sono e deono esser vaghi gli uomini; e se io non
avessi creduto ch'e' fosse stato uomo, io non l'avrei mai
preso. Egli che sapeva che io era femina,
perché per moglie mi prendeva se le femine contro all'animo gli
erano? Questo non è da sofferire. Se
io non avessi voluto essere al mondo, io mi sarei fatta monaca; e
volendoci essere, come io voglio e sono, se io aspetterò
diletto o piacere di costui, io potrò per avventura invano
aspettando invecchiare; e quando io sarò vecchia, ravedendomi,
indarno mi dorrò d'avere la mia giovinezza perduta, alla qual
dover consolare m'è egli assai buon maestro e dimostratore in
farmi dilettare di quello che egli si diletta. Il qual diletto fia a me laudevole, dove biasimevole
è forte a lui; io offenderò le leggi sole, dove egli
offende le leggi e la natura."
[Voice: dioneo]
Avendo adunque la buona donna cosí
fatto pensiero avuto, e forse piú d'una volta, per dare
segretamente a ciò effetto si dimesticò con una vecchia che pareva pur
santa Verdiana che
dà beccare alle serpi, la quale sempre co' paternostri in mano
andava ad ogni perdonanza, né mai d'altro che della vita de'
Santi Padri ragionava e delle piaghe di san Francesco e quasi da tutti era
tenuta una santa. E quando tempo le parve,
l'aperse la sua intenzion compiutamente; a cui la vecchia disse: "Figliuola mia, sallo Idio, che sa tutte le cose,
che tu molto ben fai; e quando per niuna altra cosa il facessi,
sí il dovresti far tu e ciascuna giovane per non perdere il
tempo della vostra giovanezza, per ciò che niun dolore è
pari a quello, a chi conoscimento ha, che è a avere il tempo
perduto. E da che diavol siam noi poi, da
che noi siam vecchie, se non da guardar la cenere intorno al focolare?
Se niuna il sa o ne può rendere testimonianza, io sono una di
quelle: che ora, che vecchia sono, non senza grandissime e amare
punture d'animo conosco, e senza pro, il tempo che andar lasciai:
e bene che io nol perdessi tutto, ché
non vorrei che tu credessi che io fossi stata una milensa, io pur non
feci ciò che io avrei potuto fare, di che quand'io mi ricordo,
veggendomi fatta come tu mi vedi, che non troverei chi mi desse fuoco
a cencio, Dio il sa che dolore io sento. Degli uomini non avvien cosí: essi nascono buoni
a mille cose, non pure a questa, e la maggior parte sono da molto
piú vecchi che giovani; ma le femine a niuna altra cosa che a
far questo e figliuoli ci nascono, e per questo son tenute care.
E se tu non te ne avvedessi a altro,
sí te ne dei tu avvedere a questo, che noi siam sempre
apparecchiate a ciò, che degli uomini non avviene: e oltre a
questo una femina stancherebbe molti uomini, dove molti uomini non
possono una femina stancare. E per ciò che a questo siam nate,
da capo ti dico che tu farai molto bene a rendere al marito tuo pan
per focaccia, sí che l'anima tua non abbia in vecchiezza che
rimproverare alle carni. Di questo mondo ha
ciascun tanto quanto egli se ne toglie, e spezialmente le femine, alle
quali si conviene troppo piú d'adoperare il tempo quando
l'hanno che agli uomini, per ciò che tu puoi vedere, quando
c'invecchiamo, né marito né altri ci vuol vedere anzi ci
cacciano in cucina a dir delle favole con la gatta e annoverare le
pentole e le scodelle; e peggio, che noi
siamo messe in canzone e dicono: "'Alle giovani i
buon bocconi, e alle vecchie gli stranguglioni,'" e altre lor cose
assai ancora dicono. E acciò che io
non ti tenga piú in parole, ti dico infino ad ora che tu non
potevi a persona del mondo scoprire l'animo tuo che piú utile
ti fosse di me, per ciò che egli non è alcun sí
forbito, al quale io non ardisca di dire ciò che bisogna,
né sí duro o zotico, che io non ammorbidisca bene e
rechilo a ciò che io vorrò. Fa
pure che tu mi mostri qual ti piace, e lascia poscia fare a me: ma una
cosa ti ricordo, figliuola mia, che io ti sia raccomandata per
ciò che io son povera persona, e io voglio infino a ora che tu
sii partefice di tutte le mie perdonanze e di quanti paternostri io
dico, acciò che Idio gli faccia lume e candela a' morti
tuoi;" e fece fine.
[Voice: dioneo]
Rimase adunque la giovane in questa concordia con la vecchia, che se veduto le
venisse un giovanetto, il quale per quella contrada molto spesso
passava, del quale tutti i segni le disse, che ella sapesse quello che
avesse a fare: e datale un pezzo di carne salata, la mandò con
Dio. La vecchia, non passar molti dí,
occultamente le mise colui, di cui ella detto l'aveva, in camera, e
ivi a poco tempo un altro, secondo che alla giovane donna ne venivan
piacendo; la quale in cosa che far potesse intorno a ciò,
sempre del marito temendo, non ne lasciava a far tratto.
[Voice: dioneo]
Avvenne che, dovendo una sera andare a
cena il marito con un suo amico, il quale aveva nome Ercolano, la giovane impose alla vecchia che facesse venire
a lei un garzone, che era de' piú belli e de' piú
piacevoli di Perugia; la
quale prestamente cosí fece. E
essendosi la donna col giovane posti a tavola per cenare, e ecco Pietro chiamò
all'uscio che aperto gli fosse. La donna,
questo sentendo, si tenne morta; ma pur volendo, se potuto avesse,
celare il giovane, non avendo accorgimento di mandarlo o di farlo
nascondere in altra parte, essendo una sua loggetta vicina alla camera
nella quale cenavano, sotto una cesta da polli, che v'era il fece
ricoverare e gittovvi suso un pannaccio d'un saccone che aveva fatto
il dí votare; e questo fatto, prestamente fece aprire al
marito.
[Voice: dioneo]
Al quale entrato in casa ella disse: "Molto tosto l'avete voi trangugiata, questa
cena."
[Voice: dioneo]
Pietro rispose: "Non l'abbiam noi assaggiata."
[Voice: dioneo]
"E come è
stato cosí?" disse la donna.
[Voice: dioneo]
Pietro allora disse: "Dirolti. Essendo noi già posti a tavola,
Ercolano e la moglie e io, e noi
sentimmo presso di noi starnutire, di che noi né la prima volta
né la seconda ce ne curammo; ma quegli che starnutito aveva
starnutendo ancora la terza volta e la quarta e la quinta e molte
altre, tutti ci fece maravigliare; di che
Ercolano, che alquanto
turbato con la moglie per ciò che gran pezza ci avea fatti
stare all'uscio senza aprirci, quasi con furia disse: "Questo che vuol dire? Chi è
questi che cosí starnutisce?"; e levatosi da tavola,
andò verso una scala la quale assai vicina n'era, sotto la
quale era un chiuso di tavole vicino al piè della scala, da
riporvi, chi avesse voluto, alcuna cosa, come tutto dí veggiamo
che fanno far coloro che le lor case acconciano. E parendogli che di quindi venisse il suono dello
starnuto, aperse un usciuolo il qual v'era; e come aperto l'ebbe,
subitamente n'uscí fuori il maggior puzzo di solfo del mondo,
benché davanti, essendocene venuto puzzo e ramaricaticene,
aveva detto la donna: "Egli è che dianzi
io imbiancai miei veli col solfo, e poi la tegghiuzza, sopra la quale
sparto l'avea perché il fummo ricevessero, io la misi sotto
quella scala, sí che ancora ne viene."E poi che Ercolano aperto ebbe l'usciuolo e sfogato fu
alquanto il puzzo, guardando dentro vide colui il quale starnutito
avea e ancora starnutiva, a ciò la forza del solfo
strignendolo: e come che egli starnutisse, gli avea già il
solfo sí il petto serrato, che poco a stare avea che né
starnutito né altro non avrebbe mai. Ercolano,
vedutolo, gridò: "Or veggio, donna, quello per
che poco avanti, quando ce ne venimmo, tanto tenuti fuor della porta,
senza esserci aperto, fummo; ma non abbia io mai cosa che mi piaccia
se io non te ne pago!"Il che la donna
udendo, e vedendo che 'l suo peccato era palese, senza alcuna scusa
fare levatasi da tavola si fuggí, né so ove se
n'andasse. Ercolano, non accorgendosi che la moglie si
fuggia, piú volte disse a colui che starnutiva che egli uscisse
fuori; ma quegli, che già piú non poteva, per cosa che
Ercolano dicesse non si
movea; laonde Ercolano,
presolo per l'uno de' piedi, nel tirò fuori, e correva per un
coltello per ucciderlo. Ma io, temendo per
me medesimo la segnoria, levatomi, non lo lasciai uccidere né
fargli alcun male, anzi gridando e difendendolo fui cagione che quivi
de' vicini traessero, li quali, preso il già vinto giovane,
fuori della casa il portarono non so dove; per le quali cose la nostra
cena turbata, io non solamente non l'ho trangugiata, anzi non l'ho
pure assaggiata, come io dissi."
[Voice: dioneo]
Udendo la donna queste cose, conobbe che egli erano
dell'altre cosí savie come ella fosse, quantunque talvolta
sciagura ne cogliesse a alcuna, e volentieri avrebbe con parole la
donna d'Ercolano difesa;
ma per ciò che col biasimare il fallo altrui le parve dovere a'
suoi far piú libera via, cominciò a dire: "Ecco belle cose! ecco buona e
santa donna che costei dee essere! ecco fede d'onesta donna,
ché mi sarei confessata da lei, sí spirital mi parea! e
peggio, che essendo ella oggimai vecchia dà molto buono
essemplo alle giovani! Che maladetta sia
l'ora che ella nel mondo venne ed ella altressí che viver si
lascia, perfidissima e rea femina che ella dee essere, universal
vergogna e vitupero di tutte le donne di questa terra: la quale,
gittata via la sua onestà e la fede promessa al suo marito e
l'onor di questo mondo, lui, che è cosí fatto uomo e
cosí onorevole cittadino e che cosí bene la trattava,
per un altro uomo non s'è vergognata di vituperare e se
medesima insieme con lui. Se Dio mi salvi,
di cosí fatte femine non si vorrebbe aver misericordia: elle si
vorrebbero uccidere, elle si vorrebbon vive vive mettere nel fuoco e
farne cenere!"
[Voice: dioneo]
Poi, del suo amico ricordandosi, il quale
ella sotto la cesta assai presso di quivi aveva, cominciò a
pregar Pietro che
s'andasse al letto, per ciò che tempo n'era. Pietro, che maggior
voglia aveva di mangiare che di dormire, domandava pure se da cena
cosa alcuna vi fosse, a cui la donna rispondeva: "Sí, da cena ci ha! noi
siamo molto usate di far da cena, quando tu non ci se'! Sí, che
io sono la moglie d'Ercolano! Deh ché non vai dormi per
istasera? quanto farai meglio!"
[Voice: dioneo]
Avvenne che, essendo la sera certi
lavoratori di Pietro venuti con certe cose dalla
villa e avendo messi gli asini loro, senza dar lor bere, in una
stalletta la quale allato alla loggetta era, l'un degli asini, che
grandissima sete avea, tratto il capo del capestro, era uscito della
stalla e ogni cosa andava fiutando se forse trovasse dell'acqua; e
cosí andando s'avvenne per mei la cesta sotto la quale era il
giovinetto. Il quale avendo, per ciò
che carpone gli convenia stare, alquanto le dita dell'una mano stese
in terra fuori della cesta, tanta fu la sua ventura, o sciagura che
vogliam dire, che questo asino ve gli pose sú piede, laonde
egli, grandissimo dolor sentendo, mise un grande strido.
[Voice: dioneo]
Il quale udendo Pietro si maravigliò, e
avvidesi ciò esser dentro alla casa; per che, uscito della
camera, e sentendo ancora costui ramaricarsi, non avendogli ancora
l'asino levato il piè d'in su le dita ma premendol tuttavia
forte, disse "Chi è là?" e,
corso alla cesta e quella levata, vide il giovinetto, il quale, oltre
al dolore avuto delle dita premute dal piè dell'asino, tutto di
paura tremava che Pietro alcun male non gli
facesse. Il quale essendo da Pietro riconosciuto,
sí come colui a cui Pietro per la sua cattività era
andato lungamente dietro, essendo da lui domandato "Che fai tu qui?", niente a ciò gli
rispose ma pregollo che per l'amor di Dio non gli dovesse far
male.
[Voice: dioneo]
A cui Pietro disse: "Leva sú, non dubitare che io alcun mal ti
faccia, ma dimmi come tu se' qui e perché."
[Voice: dioneo]
Il giovinetto gli disse ogni cosa; Il
qual Pietro, non
men lieto d'averlo trovato che la sua donna dolente, presolo per mano,
con seco nel menò nella camera nella quale la donna con la
maggior paura del mondo l'aspettava.
[Voice: dioneo]
Alla quale Pietro postosi a seder di rimpetto
disse: "Or tu maladicevi cosí
testé la moglie d'Ercolano e dicevi che arder si vorrebbe e
che ella era vergogna di tutte voi: come non dicevi di te medesima? o
se di te dir non volevi, come ti sofferiva l'animo di dir di lei,
sentendoti quel medesimo aver fatto che ella fatto avea? Certo niuna
altra cosa vi t'induceva se non che voi siete tutte cosí fatte,
e con l'altrui colpe guatate di ricoprire i vostri falli: che venir
possa fuoco da cielo che tutte v'arda, generazion pessima che voi
siete!"
[Voice: dioneo]
La donna, veggendo che egli nella prima
giunta altro male che di parole fatto non l'avea, e parendole
conoscere lui tutto gongolare per ciò che per man tenea un
cosí bel giovinetto, prese cuore e disse: "Io ne son molto certa che tu vorresti che fuoco
venisse da cielo che tutte ci ardesse, sí come colui che se'
cosí vago di noi come il can delle mazze; ma alla croce di Dio egli non ti verrà fatto. Ma
volentieri farei un poco ragione con esso teco per sapere di che tu ti
ramarichi: e certo io starei pur bene se tu alla moglie d'Ercolano mi volessi
agguagliare, la quale è una vecchia picchiapetto spigolistra e
ha da lui ciò che ella vuole, e tienla cara come si dee tener
moglie, il che a me non avviene. Ché,
posto che io sia da te ben vestita e ben calzata, tu sai bene come io
sto d'altro e quanto tempo egli ha che tu non giacesti con meco; e io
vorrei innanzi andar con gli stracci indosso e scalza ed esser ben
trattata da te nel letto, che aver tutte queste cose trattandomi come
tu mi tratti. E intendi sanamente, Pietro, che io son
femina come l'altre e ho voglia di quel che l'altre; sí che,
perché io me ne procacci, non avendone da te, non è da
dirmene male: almeno ti fo io cotanto d'onore, che io non mi pongo
né con ragazzi né con tignosi."
[Voice: dioneo]
Pietro s'avvide che le parole non
erano per venir meno in tutta notte; per che, come colui che poco di
lei si curava, disse: "Or non piú,
donna; di questo ti contenterò io bene; farai tu gran cortesia
di fare che noi abbiamo da cena qualche cosa, ché mi pare che
questo garzone altressí, ben com'io, non abbia ancor
cenato."
[Voice: dioneo]
"Certo no" disse
la donna"che egli
non ha ancor cenato; ché quando tu nella tua malora venisti ci
ponavam noi a tavola per cenare."
[Voice: dioneo]
"Or va dunque,"
disse Pietro"fa
che noi ceniamo, e appresso io disporrò di questa cosa in guisa
che tu non t'avrai che ramaricare."
[Voice: dioneo]
La donna levata sú, udendo il marito
contento, prestamente fatta rimetter la tavola, fece venir la cena la
quale apparecchiata avea, e insieme col suo cattivo marito e col
giovane lietamente cenò.
[Voice: dioneo]
Dopo la cena quello che Pietro si divisasse a
sodisfacimento di tutti e tre m'è uscito di mente; so io ben
cotanto, che la mattina vegnente infino in su la Piazza fu il giovane, non assai certo
qual piú stato si fosse la notte o moglie o marito,
accompagnato. Per che cosí vi vo'
dire, donne mie care, che chi te la fa, fagliele; e se tu non puoi,
tienloti a mente fin che tu possa, acciò che quale asin
dà in parete tal riceva.