[Voice: boccaccio]
Guidotto da Cremona lascia a Giacomin da Pavia una
fanciulla, e muorsi; la quale Giannol di Severino e Minghino di Mingole amano in Faenza; azzuffansi insieme;
riconoscesi la fanciulla esser sirocchia di Giannole, e dassi per moglie a Minghino.
[Voice: boccaccio]
Aveva ciascuna donna, la novella
dell'usignolo ascoltando, tanto riso, che ancora, quantunque Filostrato ristato fosse di
novellare, non per ciò esse di ridere si potevan tenere. Ma
pur, poi che alquanto ebber riso, la reina disse: "Sicuramente, se tu ieri ci affliggesti, tu ci hai oggi
tanto dileticate, che niuna meritamente piú di te si dee
ramaricare." E avendo a Neifile le parole rivolte, le 'mpose che
novellasse; la quale lietamente cosí cominciò a
parlare:
[Voice: neifile]
Poi che Filostrato ragionando in Romagna è intrato, a me
per quella similmente gioverà d'andare alquanto spaziandomi col
mio novellare.
[Voice: neifile]
Dico adunque che già nella
città di Fano due
lombardi abitarono, de' quali l'un fu chiamato Guidotto da Cremona e l'altro Giacomin da Pavia, uomini
omai attempati e stati nella lor gioventudine quasi sempre in fatti
d'arme e soldati. Dove, venendo a morte
Guidotto, e niuno
figliuolo avendo né altro amico o parente di cui piú si
fidasse che di Giacomin
facea, una sua fanciulla d'età forse di dieci anni, e
ciò che egli al mondo avea, molto de' suoi fatti ragionatogli,
gli lasciò, e morissi.
[Voice: neifile]
Avvenne in questi tempi che la
città di Faenza,
lungamente in guerra e in mala ventura stata, alquanto in miglior
disposizion ritornò, e fu a ciascun che ritornar vi volesse
liberamente conceduto il potervi tornare; per la qual cosa Giacomino, che altra volta
dimorato v'era, e piacendogli la stanza, là con ogni sua cosa
si tornò, e seco ne menò la fanciulla lasciatagli da
Guidotto, la quale egli
come propria figliuola amava e trattava.
[Voice: neifile]
La quale crescendo divenne bellissima
giovane quanto
alcuna altra che allora fosse nella città; e cosí come
era bella, era costumata e onesta: per la qual cosa da diversi fu
cominciata a vagheggiare, ma sopra tutti due giovani assai leggiadri e
da bene igualmente le posero grandissimo amore, in tanto che per
gelosia insieme si 'ncominciarono ad avere in odio fuor di modo: e
chiamavasi l'un Giannole di
Severino, e l'altro Minghino di Mingole. Né era alcuno di loro, essendo ella d'età
di quindici anni, che volentieri non l'avesse per moglie presa, se da'
suoi parenti fosse stato sofferto; per che, veggendolasi per onesta
cagione vietare, ciascuno a doverla, in quella guisa che meglio
potesse, avere si diede a procacciare.
[Voice: neifile]
Aveva Giacomino in casa una fante attempata e un fante che Crivello aveva nome, persona sollazzevole e
amichevole assai; col quale Giannole dimesticatosi molto, quando tempo
gli parve, ogni suo amore discoperse, pregandolo che a dovere il suo
disidero ottenere gli fosse favorevole, gran cose se ciò
facesse promettendogli. Al quale Crivello disse: "Vedi, in questo io non potrei per te altro adoperare se
non che quando Giacomino andasse in alcuna parte a cenare,
metterti là dove ella fosse, per ciò che, volendole io
dir parole per te, ella non mi starebbe mai a ascoltare. Questo s'el
ti piace, io il ti prometto, e farollo; fa tu poi, se tu sai, quello
che tu creda che bene stea."
[Voice: neifile]
Giannole disse che piú non volea, e
in questa concordia rimase.
[Voice: neifile]
Minghino d'altra parte aveva dimesticata la
fante, e con lei tanto
adoperato che ella avea piú volte ambasciate portate alla
fanciulla, e quasi del suo amore l'aveva accesa; e oltre a questo gli
aveva promesso di metterlo con lei, come avvenisse che Giacomino per alcuna cagione
da sera fuori di casa andasse.
[Voice: neifile]
Avvenne adunque, non molto tempo appresso
queste parole, che, per opera di Crivello, Giacomino andò con un suo amico a
cenare; e fattolo sentire a Giannole, compose con lui che, quando un
certo cenno facesse, egli venisse e troverrebbe l'uscio aperto.
La fante d'altra parte, niente di questo
sappiendo, fece sentire a Minghino che Giacomino non vi cenava, e gli disse che
presso della casa dimorasse sí, che quando vedesse un segno
ch'ella farebbe, egli venisse ed entrassesene dentro. Venuta la sera, non sappiendo i due amanti alcuna cosa
l'un dell'altro, ciascun, sospettando dell'altro, con certi compagni
armati a dovere entrare in tenuta andò: Minghino co' suoi, a dovere il segno
aspettare, si ripose in casa d'un suo amico vicin della giovine; Giannole co' suoi alquanto
dalla casa stette lontano.
[Voice: neifile]
Crivello e la fante, non essendovi Giacomino, s'ingegnavano di mandare l'un
l'altro via. Crivello
diceva alla fante: "Come non ti vai tu a dormire
oramai? Che ti vai tu pure avviluppando per casa?"
[Voice: neifile]
E la fante diceva a lui: "Ma
tu perché non vai per signorto? Che aspetti tu oramai qui, poi
hai cenato?"
[Voice: neifile]
E cosí l'uno non poteva l'altro
far mutare di luogo.
[Voice: neifile]
Ma Crivello, conoscendo l'ora posta con Giannole esser venuta, disse
seco: "Che curo io di costei? Se ella non
istarà cheta, ella potrà aver delle sue;" e fatto il
segno posto andò ad aprir l'uscio, e Giannole prestamente venuto con due de'
compagni andò dentro, e trovata la giovane nella sala la presono per
menarla via. La giovane cominciò a
resistere e a gridar forte, e la fante similmente; il che sentendo Minghino, prestamente co' suoi
compagni là corse; e veggendo la giovane già fuori
dell'uscio tirare, tratte le spade fuori, gridarono tutti: "Ahi traditori, voi siete morti; la cosa non
andrà cosí: che forza è questa?"; e questo
detto, gl'incominciarono a ferire.
[Voice: neifile]
E d'altra parte la vicinanza uscita fuori
al romore e co' lumi e con arme, cominciarono questa cosa a biasimare
e ad aiutar Minghino;
per che, dopo lunga contesa, Minghino tolse la giovane a Giannole, e rimisela in casa di Giacomino. Né prima
si partí la mischia che i sergenti del capitan della terra vi
sopraggiunsero e molti di costoro presero; e fra gli altri furono
presi Minghino e Giannole e Crivello, e in prigione menatine. Ma poi racquietata la cosa e Giacomino essendo tornato; e, di questo
accidente molto malinconoso, essaminando come stato fosse e trovato
che in niuna cosa la giovane aveva colpa, alquanto si diè
piú pace, proponendo seco, acciò che piú simil
caso non avvenisse, di doverla come piú tosto potesse
maritare.
[Voice: neifile]
La mattina venuta, i parenti dell'una
parte e dell'altra, avendo la verità del fatto sentita e
conoscendo il male che a' presi giovani ne poteva seguire, volendo
Giacomino quello
adoperare che ragionevolmente avrebbe potuto, furono a lui, e con
dolci parole il pregarono che alla ingiuria ricevuta dal poco senno
de' giovani non guardasse tanto, quanto all'amore e alla benivolenza
la quale credevano che egli a loro che il pregavano portasse,
offerendo appresso sé medesimi e i giovani che il male avevan
fatto ad ogni ammenda che a lui piacesse di prendere.
[Voice: neifile]
Giacomino, il qual de' suoi dí assai
cose vedute avea ed era di buon sentimento, rispose brievemente:
"Signori, se io fossi a casa mia come io sono alla vostra, mi tengo
io sí vostro amico, che né di questo né d'altro
io non farei se non quanto vi piacesse; e
oltre a questo piú mi debbo a' vostri piaceri piegare in quanto
voi a voi medisimi avete offeso, per ciò che questa giovane, forse come
molti stimano, non è da Cremona né da Pavia, anzi è faentina, come che io
né ella né colui da cui io l'ebbi non sapessimo mai di
cui si fosse figliuola: per che di quello che pregate tanto
sarà per me fatto quanto me ne imporrete".
[Voice: neifile]
I valenti uomini, udendo costei esser di
Faenza, si maravigliarono;
e rendute grazie a Giacomino della sua liberale risposta, il
pregarono che gli piacesse di dover lor dire come costei alle mani
venuta gli fosse, e come sapesse lei esser faentina; a' quali Giacomin disse: Guidotto da Cremona fu mio compagno e amico,
e venendo a morte mi disse che quando questa città da Federigo Imperatore fu
presa, andataci a ruba ogni cosa, egli entrò co' suoi compagni
in una casa, e quella trovò di roba piena esser dagli abitanti
abbandonata, fuor solamente da questa fanciulla, la quale d'età
di due anni o in quel torno, lui sagliente su per le scale
chiamò padre. Per la qual cosa a lui
venuta di lei compassione, insieme con tutte le cose della casa seco
ne la portò a Fano, e
quivi morendo, con ciò che egli avea costei mi lasciò,
imponendomi che, quando tempo fosse, io la maritassi e quello che
stato fosse suo le dessi in dota. E venuta
nell'età da marito, non m'è venuto fatto di poterla dare
a persona che mi piaccia; fare'l volentieri, anzi che altro caso
simile a quel d'iersera me n'avvenisse.
[Voice: neifile]
Era quivi intra gli altri un Guiglielmino da Medicina,
che con Guidotto era
stato a questo fatto, e molto ben sapeva la cui casa stata fosse
quella che Guidotto avea
rubata; e vedendolo ivi tra gli altri, gli s'accostò e disse:
"Bernabuccio, odi tu ciò che Giacomin dice?"
[Voice: neifile]
Disse Bernabuccio: "Sí; e testé vi pensava piú, per
ciò ch'io mi ricordo che in quegli rimescolamenti io perdei una
figlioletta di quella età che Giacomin dice."
[Voice: neifile]
A cui Guiglielmino disse: "Per certo questa
è dessa, per ciò ch'io mi trovai già in parte ove
io udii a Guidotto
divisare dove la ruberia avesse. fatta, e conobbi che la tua casa era
stata; è per ciò ramemorati se a alcun segnale
riconoscer la credessi, e fanne cercare, ché tu troverrai
fermamente che ella è tua figliuola."
[Voice: neifile]
Per che, pensando Bernabuccio, si ricordò lei dovere
avere una margine a guisa d'una crocetta sopra l'orecchia sinistra,
stata d'una nascenza che fatta gli avea poco davanti a quello
accidente tagliare; per che, senza alcuno indugio pigliare,
accostatosi a Giacomino
che ancora era quivi, il pregò che in casa sua il menasse e
veder gli facesse questa giovane. Giacomino il vi menò volentieri, e
lei fece venire dinanzi da lui. La quale come Bernabuccio vide, cosí tutto il
viso della madre di lei, che ancora bella donna era, gli parve vedere;
ma pur, non stando a questo, disse a Giacomino che di grazia voleva da lui
poterle un poco levare i capelli sopra la sinistra orecchia; di che
Giacomino fu
contento. Bernabuccio, accostatosi a lei che
vergognosamente stava, levati colla man dritta i capelli, la croce
vide; laonde, veramente conoscendo lei esser la sua figliuola,
teneramente cominciò a piagnere e ad abbracciarla, come che
ella si contendesse.
[Voice: neifile]
E volto a Giacomin disse: "Fratel
mio, questa è mia figliuola; la mia casa fu quella che fu da
Guidotto rubata, e
costei nel furor subito vi fu dentro dalla mia donna e sua madre
dimenticata, e infino a qui creduto abbiamo che costei, nella casa che
mi fu quel dí stesso arsa, ardesse."
[Voice: neifile]
La giovane, udendo questo e vedendolo
uomo attempato e dando alle parole fede e da occulta virtú
mossa, sostenendo li suoi abbracciamenti, con lui teneramente
cominciò a piagnere. Bernabuccio di presente
mandò per la madre di lei e per altre sue parenti e per le
sorelle e per li fratelli di lei, e a tutti mostratala e narrando il
fatto, dopo mille abbracciamenti fatta la festa grande, essendone
Giacomino forte
contento, seco a casa sua ne la menò.
[Voice: neifile]
Saputo questo il capitano della
città, che valoroso uomo era, e conoscendo che Giannole, cui preso tenea,
figliuolo era di Bernabuccio e fratel carnale di costei,
avvisò di volersi del fallo commesso da lui mansuetamente
passare; e intromessosi in queste cose con Bernabuccio e con Giacomino, insieme a Giannole e a Minghino fece far pace; e a Minghino, con gran piacer di
tutti i suoi parenti, diede per moglie la giovane, il cui nome era
Agnesa, e con
loro insieme liberò Crivello e gli altri che impacciati v'erano
per questa cagione.
[Voice: neifile]
E Minghino appresso lietissimo fece le nozze
belle e grandi, e a casa menatalasi, con lei in pace e in bene poscia
piú anni visse.