[Voice: boccaccio]
Gerbino, contra la fede data dal re Guiglielmo suo avolo,
combatte una nave del re
di Tunisi per torre una sua figliuola; la quale uccisa da
quegli che sú v'erano, loro uccide, e a lui è poi
tagliata la testa.
[Voice: boccaccio]
La Lauretta, fornita la sua novella, taceva, e
fra la brigata chi con un chi con un altro della sciagura degli amanti
si dolea, e chi l'ira della Ninetta biasimava, e chi una cosa e chi
altra diceva; quando il
re, quasi da profondo pensier tolto, alzò il viso e a
Elissa fé segno che
appresso dicesse; la quale umilmente incominciò:
[Voice: elissa]
Piacevoli donne, assai son coloro che
credono Amor solamente dagli occhi acceso le sue saette mandare ,
coloro schernendo che tener vogliono che alcun per udita si possa
innamorare; li quali essere ingannati assai manifestamente
apparirà in una novella la qual dire intendo, nella quale non
solamente ciò la fama, senza aversi veduto giammai, avere
operato vedrete ma ciascuno a misera morte aver condotto vi fia
manifesto.
[Voice: elissa]
Guiglielmo secondo re di Cicilia, come i ciciliani
vogliono, ebbe due figliuoli, l'uno maschio e chiamato Ruggieri, e l'altro
femina, chiamata Gostanza. Il quale Ruggieri, anzi che il padre morendo,
lasciò un figliuolo nominato Gerbino, il quale, dal suo avolo con
diligenzia allevato, divenne bellissimo giovane e famoso in prodezza e
in cortesia. Né solamente dentro a'
termini di Cicilia stette
la sua fama racchiusa, ma in varie parti del mondo sonando, in Barberia era chiarissima, la
quale in quei tempi al re di
Cicilia tributaria era. E tra gli altri alle cui orecchi la
magnifica fama delle virtú e della cortesia del Gerbin venne, fu a una figliuola del
re di Tunisi, la
qual, secondo che ciascun che veduta l'avea ragionava, era una delle
piú belle creature che mai dalla natura fosse stata formata, e
la piú costumata e con nobile e grande animo. La quale, volentieri de' valorosi uomini ragionare
udendo, con tanta affezione le cose valorosamente operate dal Gerbino da uno e da un altro
raccontate raccolse, e sí le piacevano, che essa, seco stessa
imaginando come fatto esser dovesse, ferventemente di lui
s'innamorò, e piú volentieri che d'altro di lui
ragionava e chi ne ragionava ascoltava.
[Voice: elissa]
D'altra parte era, sí come
altrove, in Cicilia
pervenuta la grandissima fama della bellezza parimente e del valor di
lei, e non senza gran diletto né invano gli orecchi del Gerbino aveva tocchi: anzi, non
meno che di lui la giovane infiammata fosse, lui di lei aveva
infiammato. Per la qual cosa infino a tanto
che con onesta cagione dallo avolo d'andare a Tunisi la licenzia impetrasse, disideroso
oltre modo di vederla, a ogni suo amico che là andava imponeva
che a suo potere il suo segreto e grande amor facesse, per quel modo
che migliore gli paresse, sentire e di lei novelle gli recasse. De'
quali alcuno sagacissimamente il fece, gioie da donne portandole, come
i mercatanti fanno, a vedere; e interamente l'ardore del Gerbino apertole, lui e le sue
cose a' suoi comandamenti offerse apparecchiate. La quale con lieto viso e l'ambasciadore e l'ambasciata
ricevette: e rispostogli che ella di pari amore ardeva, una delle sue
piú care gioie in testimonianza di ciò gli mandò.
La quale il Gerbino con
tanta allegrezza ricevette, con quanta qualunque caracosa ricever si
possa, e a lei per costui medesimo piú volte scrisse e
mandò carissimi doni, con lei certi trattati tenendo da
doversi, se la fortuna conceduto l'avesse, vedere e toccare.
[Voice: elissa]
Ma andando le cose in questa guisa e un
poco piú lunghe che bisognato non sarebbe, ardendo d'una parte
la giovane e d'altra il Gerbino, avvenne che il re di Tunisi la maritò al re di Granata: di che
ella fu crucciosa oltre modo, pensando che non solamente per lunga
distanzia al suo amante s'allontanava ma che quasi del tutto tolta gli
era; e se modo veduto avesse, volentieri, acciò che questo
avvenuto non fosse, fuggita si sarebbe dal padre e venutasene al Gerbino. Similmente il Gerbino, questo maritaggio sentendo, senza
misura ne viveva dolente, e seco spesso pensava, se modo veder
potesse, di volerla torre per forza, se avvenisse che per mare a
marito n'andasse.
[Voice: elissa]
Il re di Tunisi, sentendo alcuna cosa di
questo amore e del proponimento del Gerbino, e del suo valore e della potenzia
dubitando, venendo il tempo che mandare ne la dovea, al re Guiglielmo mandò
significando ciò che fare intendeva, e che, sicurato da lui che
né dal Gerbino
né da altri per lui in ciò impedito sarebbe, lo
'ntendeva di fare. Il re Guiglielmo, che vecchio signore era
né dello innamoramento del Gerbino aveva alcuna cosa sentita, non
immaginandosi che per questo adomandata fosse tal sicurtà,
liberamente la concedette e in segno di ciò mandò al
re di Tunisi un suo
guanto. Il quale, poi che la sicurtà ricevuta ebbe, fece una
grandissima e bella nave nel porto di Cartagine apprestare, e fornirla di
ciò che bisogno aveva a chi sú vi doveva andare e
ornarla e acconciarla per sú mandarvi la figliuola in Granata: né altro
aspettava che tempo.
[Voice: elissa]
La giovane donna, che tutto questo sapeva
e vedeva, occultamente un suo servidore mandò a Palermo e imposegli che il bel
Gerbino da sua parte
salutasse e gli dicesse come ella in fra pochi dí era per
andarne in Granata; per
che ora si parrebbe se cosí fosse valente uomo come si diceva e
se cotanto l'amasse quanto piú volte significato
l'avea. Costui, a cui imposta fu,
ottimamente fé l'ambasciata e a Tunisi ritornossi. Gerbino, questo udendo e sappiendo che il re
Guiglielmo suo avolo
data avea la sicurtà al re di Tunisi, non sapeva che farsi: ma
pur da amor sospinto, avendo le parole della donna intese e per non
parer vile, andatosene a Messina, quivi prestamente fece due galee
sottili armare, e messivi sú di valenti uomini con esse sopra
la Sardigna
n'andò, avvisando quindi dovere la nave della donna
passare.
[Voice: elissa]
Né fu di lungi l'effetto al suo
avviso; per ciò che pochi dí quivi fu stato, che la nave
con poco vento non guari lontana al luogo dove aspettandola riposto
s'era, sopravenne: la qual veggendo Gerbino, a' suoi compagni disse: "Signori, se voi cosí valorosi siete come io vi
tegno, niuno di voi senza aver sentito o sentire amore credo che sia,
senza il quale, sí come io meco medesimo estimo, niun mortal
può alcuna virtú o bene in sé avere; e se
innamorati stati siete o sete, leggier cosa vi fia comprendere il mio
disio. Io amo: e amor m'indusse a darvi la
presente fatica; e ciò che io amo nella nave che qui davanti ne
vedete dimora, la quale, insieme con quella cosa che io piú
disidero, è piena di grandissime ricchezze; le quali, se
valorosi uomini siete, con poca fatica, virilmente combattendo,
acquistar possiamo. Della qual vittoria io non cerco che in parte mi
venga se non una donna, per lo cui amore i' muovo l'arme: ogni altra
cosa sia vostra liberamente infin da ora. Andiamo adunque, e bene
avventurosamente assagliamo la nave; Idio, alla nostra impresa
favorevole, senza vento prestarle la ci tien ferma".
[Voice: elissa]
Non erano al bel Gerbino tante parole bisogno, per ciò
che i messinesi che con lui erano, vaghi della rapina, già con
l'animo erano a far quello di che il Gerbino gli confortava con le parole; per
che, fatto un grandissimo romore nella fine del suo parlare che
cosí fosse, le trombe sonarono e, prese l'armi, dierono de'
remi in acqua e alla nave pervennero. Coloro
che sopra la nave erano, veggendo di lontan venir le galee, non
potendosi partire, s'apprestarono alla difesa. Il bel Gerbino, a quella pervenuto,
fé comandare che i padroni di quella sopra le galee mandati
fossero, se la battaglia non voleano. I
saracini, certificati chi erano e che domandassero, dissero sé
essere contro alla fede lor data dal re da loro assaliti: e in segno
di ciò mostrarono il guanto del re Guiglielmo e del tutto negaron di mai, se
non per battaglia vinti, arrendersi o cosa che sopra la nave fosse lor
dare. Gerbino, il quale sopra la poppa della nave
veduta aveva la donna troppo piú bella assai che egli seco non
estimava, infiammato piú che prima al mostrar del guanto
rispose che quivi non avea falconi al presente perché guanto
v'avesse luogo; e per ciò, ove dar non volesser la donna, a
ricever la battaglia s'apprestassero. La
qual senza piú attendere, a saettare e a gittar pietre l'un
verso l'altro fieramente incominciarono, e lungamente con danno di
ciascuna delle parti in tal guisa combatterono.
[Voice: elissa]
Ultimamente, veggendosi Gerbino poco util fare, preso
un legnetto che di Sardigna menato aveano, e in quel messo
fuoco, con amendue le galee quello accostò alla nave. Il che
veggendo i saracini e conoscendo sé di necessità o
doversi arrendere o morire, fatto sopra coverta la figliola del re
venire, che sotto coverta piagnea, equella menata alla proda della
nave e chiamato il Gerbino, presente agli occhi suoi lei
gridante mercé e aiuto svenarono, e in mar gittandola disson:
"Togli, noi la ti diamo qual noi possiamo e
chente la tua fede l'ha meritata".
[Voice: elissa]
Gerbino, veggendo la crudeltà di
costoro, quasi di morir vago, non curando di saetta né di
pietra, alla nave si fece accostare; e quivi sú malgrado di
quanti ve n'eran montato, non altramenti che un leon famelico
nell'armento de' giovenchi venuto or questo or quello svenando prima
co' denti e con l'unghie la sua ira sazia che la fame, con una spada
in mano or questo or quel tagliando de' saracini crudelmente molti
n'uccise Gerbino; e,
già crescente il fuoco nella accesa nave, fattone a' marinari
trarre quello che si poté per appagamento di loro, giú
se ne scese con poco lieta vittoria de' suoi avversari avere
acquistata. Quindi, fatto il corpo della
bella donna ricoglier di mare, lungamente e con molte lagrime il
pianse, e in Cicilia
tornandosi, in Ustica,
piccioletta isola quasi a Trapani di rimpetto, onorevolmente il
fé sepellire; e a casa piú doloroso che altro uomo si
tornò.
[Voice: elissa]
Il re di Tunisi, saputa la novella, suoi
ambasciadori di nero vestiti al re Guiglielmo mandò, dogliendosi
della fede che gli era stata male osservata: e raccontarono il
come. Di che il re Guiglielmo turbato forte, né
vedendo via da poter lor giustizia negare, ché la dimandavano,
fece prendere il Gerbino:
e egli medesimo, non essendo alcun de' baron suoi che con prieghi da
ciò si sforzasse di rimuoverlo, il condannò nella testa
e in sua presenzia gliele fece tagliare, volendo avanti senza nepote
rimanere che esser tenuto re senza fede.
[Voice: elissa]
Adunque cosí miseramente in pochi
giorni i due amanti, senza alcun frutto del loro amore aver sentito,
di mala morte morirono, com'io v'ho detto.