[Voice: boccaccio]
Alibech divien romita, a cui Rustico monaco insegna
rimettere il diavolo in Inferno; poi, quindi tolta, diventa moglie di
Neerbale.
[Voice: boccaccio]
Dioneo, che diligentemente la novella della
reina ascoltata avea,
sentendo che finita era e che a lui solo restava il dire, senza
comandamento aspettare, sorridendo cominciò a dire:
[Voice: dioneo]
Graziose donne, voi non udiste forse mai
dire come il diavolo si rimetta in Inferno; e per ciò, senza
partirmi guari dallo effetto che voi tutto questo dí ragionato
avete, io il vi vo' dire: forse ancora ne potrete guadagnare l'anima
avendolo apparato, e potrete anche conoscere che, quantunque Amore i
lieti palagi e le morbide camere piú volentieri che le povere
capanne abiti, non è egli per ciò che alcuna volta esso
fra' folti boschi e fra le rigide alpi e nelle diserte spelunche non
faccia le sue forze sentire: il perché comprender si può
alla sua potenza essere ogni cosa suggetta.
[Voice: dioneo]
Adunque, venendo al fatto, dico che nella
città di Capsa in
Barberia fu già
un ricchissimo uomo, il quale tra alcuni altri suoi figliuoli aveva
una figlioletta bella e gentilesca, il cui nome fu Alibech. La quale,
non essendo cristiana e udendo a molti cristiani che nella
città erano molto commendare la cristiana fede e il servire a
Dio, un dí ne domandò alcuno in che maniera e con meno
impedimento a Dio si potesse servire. Il quale le rispose che coloro
meglio a Dio servivano che piú delle cose del mondo fuggivano,
come coloro facevano che nelle solitudini de' diserti di Tebaida andati se
n'erano. La giovane, che semplicissima era e
d'età forse di quattordici anni, non da ordinato disidero ma da
un cotal fanciullesco appetito mossa, senza altro farne ad alcuna
persona sentire, la seguente mattina ad andar verso il diserto di
Tebaida nascosamente
tutta sola si mise; e con gran fatica di lei, durando l'appetito, dopo
alcun dí a quelle solitudini pervenne; e veduta di lontano una
casetta, a quella n'andò, dove un santo uomo trovò sopra l'uscio, il
quale, maravigliandosi di quivi vederla, la domandò quello che
ella andasse cercando. La quale rispose,
che, spirata da Dio andava cercando d'essere al suo servigio, e ancora
chi le 'nsegnasse come servire Gli si conveniva.
[Voice: dioneo]
Il valente uomo, veggendola giovane e assai
bella, temendo non il demonio, se egli la ritenesse, lo 'ngannasse, le
commendò la sua buona disposizione; e dandole alquanto da
mangiare radici d'erbe e pomi salvatichi e datteri e bere acqua, le
disse: "Figliuola mia, non guari lontan di qui
è un santo uomo, il quale di ciò che tu vai cercando
è molto migliore maestro che io non sono; a lui te
n'andrai;" e misela nella via.
[Voice: dioneo]
Ed ella, pervenuta a lui e avute da lui
queste medesime parole, andata piú avanti, pervenne alla cella
d'uno romito giovane, assai divota persona e buona, il cui nome era
Rustico, e quella dimanda
gli fece che agli altri aveva fatta. Il quale, per volere fare della
sua fermezza una gran pruova, non come gli altri la mandò via o
piú avanti, ma seco la ritenne nella sua cella; e venuta la
notte, un lettuccio di frondi di palma le fece da una parte e sopra
quello le disse si riposasse.
[Voice: dioneo]
Questo fatto, non preser guari d'indugio
le tentazioni a dar battaglia alle forze di costui; il quale,
trovandosi di gran lunga ingannato da quelle, senza troppi assalti
voltò le spalle e rendessi per vinto; e lasciati stare dall'una
delle parti i pensier santi e l'orazioni e le discipline, a recarsi
per la memoria la giovinezza e la bellezza di costei
'ncominciò, e oltre a questo a pensar che via e che modo egli
dovesse con lei tenere, acciò che essa non s'accorgesse lui
come uomo dissoluto pervenire a quello che egli di lei
disiderava. E tentato primieramente con
certe domande, lei non aver mai uomo conosciuto conobbe e cosí
essere semplice come parea; per che s'avvisò come, sotto spezie
di servire a Dio, lei dovesse recare a' suoi piaceri. E primieramente
con molte parole le mostrò quanto il diavolo fosse nemico di
Domenedio, e appresso le diede ad intendere che quel servigio che
piú si poteva far grato a Dio si era rimettere il diavolo in
Inferno, nel quale Domenedio l'aveva dannato.
[Voice: dioneo]
La giovinetta il domandò, come
questo si facesse; alla quale Rustico disse: "Tu il saprai
tosto, e perciò farai quello che a me far vedrai;" e
cominciossi a spogliare quegli pochi vestimenti che aveva, e rimase
tutto ignudo, e cosí ancora fece la fanciulla; e posesi
ginocchione a guisa che adorar volesse e di rimpetto a sé fece
star lei.
[Voice: dioneo]
E cosí stando, essendo Rustico piú che mai nel
suo disidero acceso per lo vederla cosí bella, venne la
resurrezion della carne; la quale riguardando Alibech e maravigliatasi, disse: "Rustico,
quella che cosa è che io ti veggio che cosí si pigne in
fuori, e non l'ho io?"
[Voice: dioneo]
"O figliuola mia,"
disse Rustico"questo
è il diavolo di che io t'ho parlato. E vedi tu? ora egli mi
dà grandissima molestia, tanta che io appena la posso
sofferire."
[Voice: dioneo]
Allora disse la giovane: "Oh lodato sia
Iddio, ché io veggio che io sto meglio che non stai tu,
ché io non ho cotesto diavolo io."
[Voice: dioneo]
Disse Rustico: "Tu di' vero, ma tu
hai un'altra cosa che non la ho io, e haila in iscambio di
questo."
[Voice: dioneo]
Disse Alibech: "O che?"
[Voice: dioneo]
A cui Rustico disse: "Hai il
ninferno; e dicoti che io mi credo che Iddio t'abbia qui mandata per
la salute della anima mia, per ciò che se questo diavolo pur mi
darà questa noia, ove tu vogli aver di me tanta pietà e
sofferire che io in inferno il rimetta, tu mi darai grandissima
consolazione e a Dio farai grandissimo piacere e servigio, se tu per
quello fare in queste parti venuta se', che tu di'."
[Voice: dioneo]
La giovane di buona fede rispose: "O padre mio, poscia che io ho il ninferno, sia pure
quando vi piacerà."
[Voice: dioneo]
Disse allora Rustico: "Figliuola mia,
benedetta sia tu; andiamo dunque, e rimettiamlovi sí che egli
poscia mi lasci stare."
[Voice: dioneo]
E cosí detto, menata la giovane
sopra uno de' loro letticelli, le 'nsegnò come star si dovesse
a dovere incarcerare quel maladetto da Dio.
[Voice: dioneo]
La giovane, che mai piú non aveva
in inferno messo diavolo alcuno, per la prima volta sentí un
poco di noia, per che ella disse a Rustico: "Per certo, padre
mio, mala cosa dee essere questo diavolo, e veramente nimico di Dio,
ché ancora al ninferno, non che altrui, duole quando egli
v'è dentro rimesso."
[Voice: dioneo]
Disse Rustico: "Figliuola, egli non
avverrà sempre cosí."
[Voice: dioneo]
E per fare che questo non avvenisse, da
sei volte, anzi che di su il letticel si movessero, ve 'l rimisero,
tanto che per quella volta gli trasser sí la superbia del capo,
che egli si stette volentieri in pace.
[Voice: dioneo]
Ma, ritornatagli poi nel seguente tempo
piú volte, e la giovane ubbidiente sempre a trargliele si
disponesse, avvenne che il giuoco le cominciò a piacere, e
cominciò a dire a Rustico: "Ben veggio che il
ver dicevano que' valentuomini in Capsa, che il servire a Dio era cosí
dolce cosa; e per certo io non mi ricordo che mai alcuna altra ne
facessi che di tanto diletto e piacer mi fosse, quanto è il
rimetter il diavolo in inferno; e per ciò io giudico ogn'altra
persona, che ad altro che a servire a Dio attende, essere una
bestia;"per la qual cosa essa spesse
volte andava a Rustico, e
gli dicea: "Padre mio, io son qui venuta per servire a
Dio e non per istare oziosa; andiamo a rimettere il diavolo in
inferno."
[Voice: dioneo]
La qual cosa faccendo, diceva ella alcuna volta: "Rustico, io
non so perché il diavolo si fugga del ninferno; ché,
s'egli vi stesse cosí volentieri come il ninferno il riceve e
tiene, egli non se ne uscirebbe mai."
[Voice: dioneo]
Cosí adunque invitando spesso la
giovane Rustico e al
servigio di Dio confortandolo, sí la bambagia del farsetto
tratta gli avea, che egli a tal ora sentiva freddo che un altro
sarebbe sudato; e per ciò egli incominciò a dire alla
giovane che il diavolo non era da gastigare né da rimettere in
inferno se non quando egli per superbia levasse il capo: "E noi per la grazia di Dio l'abbiamo sí
isgannato, che egli priega Idio di starsi in pace;" e cosí
alquanto impose di silenzio alla giovane.
[Voice: dioneo]
La qual, poi che vide che Rustico piú non la
richiedeva a dovere il diavolo rimettere in inferno, gli disse un
giorno: "Rustico, se il diavolo tuo è gastigato
e piú non ti dà noia, me il mio ninferno non lascia
stare; per che tu farai bene che tu col tuo diavolo aiuti attutare la
rabbia al mio ninferno, com'io col mio ninferno ho aiutato a trarre la
superbia al tuo diavolo."
[Voice: dioneo]
Rustico, che di radici d'erba e d'acqua
vivea, poteva male rispondere alle poste; e dissele che troppi diavoli
vorrebbono essere a potere il ninferno attutare, ma che egli ne
farebbe ciò che per lui si potesse; e cosí alcuna volta
le sodisfaceva, ma sí era di rado, che altro non era che
gittare una fava in bocca al leone; di che la giovane, non parendole
tanto servire a Dio quanto voleva, mormorava anzi che no.
[Voice: dioneo]
Ma, mentre che tra il diavolo di Rustico e il ninferno d'Alibech era, per troppo
disiderio e per men potere, questa quistione, avvenne che un fuoco
s'apprese in Capsa, il
quale nella propria casa arse il padre d'Alibech con quanti figliuoli e altra famiglia
avea; per la qual cosa Alibech d'ogni suo bene rimase
erede. Laonde un giovane chiamato Neerbale, avendo in cortesia
tutte le sue facultà spese, sentendo costei esser viva, messosi
a cercarla e ritrovatala avanti che la corte i beni stati del padre,
sí come d'uomo senza erede morto, occupasse, con gran piacere
di Rustico e contra al
volere di lei la rimenò in Capsa e per moglie la prese, e con lei insieme
del gran patrimonio divenne erede. Ma,
essendo ella domandata dalle donne di che nel diserto servisse a Dio,
non essendo ancor Neerbale giaciuto con lei, rispose che il
serviva di rimettere il diavolo in inferno, e che Neerbale aveva fatto gran peccato d'averla
tolta da cosí fatto servigio.
[Voice: dioneo]
Le donne domandarono come si rimette il
diavolo in Inferno. La giovane tra con parole e con atti il
mostrò loro; di che esse fecero sí gran risa, che ancor
ridono, e dissono: "Non ti dar malinconia,
figliuola, no, ché egli si fa bene anche qua; Neerbale ne servirà
bene con esso teco Domenedio".
[Voice: dioneo]
Poi l'una all'altra per la città
ridicendolo, vi ridussono in volgar motto che il
piú piacevol servigio che a Dio si facesse era il rimettere il
diavolo in inferno: il qual motto passato di qua da mare ancora
dura. E per ciò voi, giovani donne, alle quali la grazia di Dio
bisogna, apparate a rimettere il diavolo in inferno, per ciò
che egli è forte a grado a Dio e piacer delle parti, e molto
bene ne può nascere e seguire.