[Voice: boccaccio]
Ferondo, mangiata certa polvere, è
sotterrato per morto; e dall'abate, che la moglie di lui si gode, tratto della
sepoltura, è messo in prigione e fattogli credere che egli
è in purgatoro; e poi risuscitato, per suo nutrica un figliuolo
dello abate nella moglie di lui generato.
[Voice: boccaccio]
Venuta era la fine della lunga novella
d'Emilia, non per
ciò dispiaciuta ad alcuno per la sua lunghezza, ma da tutti
tenuto che brievemente narrata fosse stata, avendo rispetto alla
quantità e alla varietà de' casi in essa raccontati; per
che la reina, alla Lauretta con un sol cenno
mostrato il suo disio, le diè cagione di cosí
cominciare:
[Voice: lauretta]
Carissime donne, a me si para davanti a
doversi far raccontare una verità che ha, troppo piú che
di quello che ella fu, di menzogna sembianza, e quella nella mente
m'ha ritornata l'avere udito un per un altro essere stato pianto e
sepellito. Dico adunque come un vivo per morto sepellito fosse, e come
poi per risuscitato, e non per vivo, egli stesso e molti altri lui
credessero essere della sepoltura uscito, colui di ciò essendo
per santo adorato che come colpevole ne dovea piú tosto essere
condannato.
[Voice: lauretta]
Fu adunque in Toscana una badia, e ancora è, posta,
sí come noi ne veggiam molte, in luogo non troppo frequentato
dagli uomini, nella quale fu fatto abate un monaco, il quale in ogni cosa era
santissimo fuor che nell'opera delle femine; e questo sapeva sí
cautamente fare che quasi niuno, non che il sapesse, ma né
suspicava, per che santissimo e giusto era tenuto in ogni
cosa. Ora avvenne che, essendosi molto collo
abate dimesticato un ricchissimo villano, il quale avea nome Ferondo, uomo materiale e
grosso senza modo (né per altro la sua dimestichezza piaceva
allo abate, se non per alcune recreazioni le quali talvolta pigliava
delle sue simplicità), e in questa dimestichezza s'accorse
l'abate Ferondo avere una
bellissima donna per
moglie, della quale esso sí ferventemente s'innamorò che
ad altro non pensava né dí né notte. Ma udendo che, quantunque Ferondo fosse in ogni altra cosa semplice e
dissipito, in amare questa sua moglie e guardarla bene era savissimo,
quasi se ne disperava. Ma pure, come molto avveduto, recò a
tanto Ferondo, che egli
insieme colla sua donna a prendere alcuno diporto nel giardino della
badia venivano alcuna volta: e quivi con loro della beatitudine di
vita etterna e di santissime opere di molti uomini e donne passate
ragionava modestissimamente loro, tanto che alla donna venne disidero di confessarsi da lui
e chiesene la licenzia da Ferondo ed ebbela.
[Voice: lauretta]
Venuta adunque a confessarsi la donna allo abate, con grandissimo
piacer di lui e a piè postaglisi a sedere, anzi che adire altro
venisse, incominciò: "Messere, se Iddio m'avesse dato marito o non me lo
avesse dato, forse mi sarebbe agevole co' vostri ammaestramenti
d'entrare nel cammino che ragionato n'avete che mena altrui a vita
etterna; ma io, considerato chi è Ferondo e la sua stultizia, mi posso dir
vedova, e pur maritata sono, in quanto, vivendo esso, altro marito
aver non posso; ed egli, cosí matto come egli è, senza
alcuna cagione è sí fuori d'ogni misura geloso di me,
che io, per questo, altro che in tribulazione e in mala ventura con
lui viver non posso. Per la qual cosa, prima
che io ad altra confession venga, quanto piú posso umilmente vi
priego che sopra questo vi piaccia darmi alcun consiglio, per
ciò che, se quinci non comincia la cagione del mio ben potere
adoperare, il confessarmi o altro bene fare poco mi
gioverà."
[Voice: lauretta]
Questo ragionamento con gran piacere
toccò l'animo dello abate, e parvegli che la fortuna gli
avesse al suo maggior disidero aperta la via, e disse: "Figliuola mia, io credo che gran noia sia ad una
bella e dilicata donna, come voi siete, aver per marito un mentecatto,
ma molto maggiore la credo essere l'avere un geloso; per che, avendo
voi e l'uno e l'altro, agevolmente ciò che della vostra
tribolazione dite vi credo. Ma a questo,
brievemente parlando, niuno né consiglio né rimedio
veggo fuor che uno, il quale è che Ferondo di questa gelosia si guarisca. La
medicina da guarirlo so io troppo ben fare, purché a voi dea il
cuore di segreto temere ciò che io vi ragionerò."
[Voice: lauretta]
La donna disse: "Padre
mio, di ciò non dubitate, per ciò che io mi lascierei
innanzi morire che io cosa dicessi ad altrui che voi mi diceste che io
non dicessi; ma come si potrà far questo?"
[Voice: lauretta]
Rispose l'abate: "Se noi vogliamo
che egli guarisca, di necessità convien che egli vada in
Purgatorio."
[Voice: lauretta]
"E come," disse la
donna"vi
potrà egli andare vivendo?"
[Voice: lauretta]
Disse l'abate: "Egli convien
ch'e' muoia, e cosí v'andrà; e quando tanta pena
avrà sofferta che egli di questa sua gelosia sarà
gastigato, noi con certe orazioni pregheremo Idio che in questa vita
il ritorni, ed egli il farà."
[Voice: lauretta]
"Adunque," disse la
donna"debbo io
rimaner vedova?"
[Voice: lauretta]
"Sí,"
rispose l'abate"per
un certo tempo, nel quale vi converrà molto ben guardare che
voi ad altrui non vi lasciate rimaritare, per ciò che Idio
l'avrebbe per male, e, tornandoci Ferondo, vi converrebbe a lui tornare, e
sarebbe piú geloso che mai."
[Voice: lauretta]
La donna disse: "Pur che
egli di questa mala ventura guarisca, che egli non mi convenga sempre
stare in prigione, io son contenta; fate come vi piace."
[Voice: lauretta]
Disse allora l'abate: "E io il
farò; ma che guiderdon debbo io aver da voi di cosí
fatto servigio?"
[Voice: lauretta]
"Padre mio," disse
la donna"ciò
che vi piace, purché io possa; ma che puote una mia pari, che
ad un cosí fatto uomo, come voi siete, sia convenevole?"
[Voice: lauretta]
A cui l'abate disse: "Madonna,
voi potete non meno adoperar per me che sia quello che io mi metto a
far per voi; per ciò che, sí come io mi dispongo a far
quello che vostro bene e vostra consolazion dee essere, cosí
voi potete far quello che fia salute e scampo della vita mia."
[Voice: lauretta]
Disse allora la donna: "Se cosí
è, io sono apparecchiata."
[Voice: lauretta]
"Adunque," disse
l'abate"mi donerete
voi il vostro amore e faretemi contento di voi, per la quale io ardo
tutto e mi consumo."
[Voice: lauretta]
La donna, udendo questo, tutta sbigottita
rispose: "Oimè, padre mio, che è
ciò che voi domandate? Io mi credeva che voi foste un santo: or
conviensi egli a' santi uomini di richieder le donne, che a lor vanno
per consiglio, di cosí fatte cose?"
[Voice: lauretta]
A cui l'abate disse: "Anima mia
bella, non vi maravigliate, ché per questo la santità
non diventa minore, per ciò che ella dimora nell'anima e quello
che io vi domando è peccato del corpo. Ma, che che si sia,
tanta forza ha avuta la vostra vaga bellezza, che amore mi costrigne a
cosí fare; e dicovi che voi della vostra bellezza piú
che altra donna gloriar vi potete, pensando che ella piaccia a' santi,
che sono usi di vedere quelle del cielo. E
oltre a questo, come che io sia abate, io sono uomo come gli altri, e,
come voi vedete, io non sono ancor vecchio. E non vi dee questo esser
grave a dover fare, anzi il dovete disiderare, per ciò che,
mentre che Ferondo
starà in purgatoro, io vi darò, faccendovi la notte
compagnia, quella consolazion che vi dovrebbe dare egli; né mai
di questo persona niuna s'accorgerà, credendo ciascun di me
quello, e piú, che voi poco avante ne credevate. Non rifiutate la grazia che Idio vi manda, ché
assai sono di quelle che quello disiderano che voi potete avere, e
avrete, se savia crederete al mio consiglio. Oltre a questo, io ho di
belli gioielli e di cari, li quali io non intendo che d'altra persona
sieno che vostri. Fate adunque, dolce speranza mia, per me quello che
io fo per voi volentieri."
[Voice: lauretta]
La donna teneva il viso basso, né
sapeva come negarlo, e il concedergliele non le pareva far bene: per
che l'abate,
veggendola averlo ascoltato e dare indugio alla risposta, parendo
gliele avere già mezza convertita, con molte altre parole alle
prime continuandosi, avanti che egli ristesse l'ebbe nel capo messo
che questo fosse ben fatto; per che essa vergognosamente disse
sé essere apparecchiata ad ogni suo comando, ma prima non
potere che Ferondo andato
fosse in Purgatoro. A cui l'abate contentissimo disse:
"E noi faremo che egli v'andrà incontanente;
farete pure che domane o l'altro dí egli qua con meco se ne
venga a dimorare;" e detto questo, postole celatamente in mano un
bellissimo anello, la licenziò. La donna lieta del dono e attendendo d'aver
degli altri, alle compagne tornata, maravigliose cose cominciò
a raccontare della santità dello abate e con loro a casa se ne
tornò.
[Voice: lauretta]
Ivi a pochi dí Ferondo se n'andò alla badia, il quale
come l'abate vide,
cosí s'avvisò di mandarlo in Purgatoro. E ritrovata una polvere di maravigliosa virtú,
la quale nelle parti di Levante avuta avea da un gran principe, il
quale affermava quella solersi usare per lo Veglio della Montagna, quando alcun
voleva dormendo mandare nel suo Paradiso o trarlone, e che ella,
piú e men data, senza alcuna lesione faceva per sí fatta
maniera piú e men dormire colui che la prendeva, che, mentre la
sua vertú durava, non avrebbe mai detto colui in sé aver
vita; e di questa tanta presane che a fare dormir tre giorni
sufficiente fosse, e in un bicchier di vino non ben chiaro, ancora
nella sua cella, senza avvedersene Ferondo, gliele diè bere: e lui
appresso menò nel chiostro, e con piú altri de' suoi
monaci di lui cominciarono e delle sue sciocchezze a pigliar diletto.
Il quale non durò guari che,
lavorando la polvere, a costui venne un sonno subito e fiero nella
testa, tale che stando ancora in piè s'addormentò e
addormentato cadde. L'abate mostrando di turbarsi
dell'accidente, fattolo scignere e fatta recare acqua fredda e
gittargliele nel viso e molti suoi altri argomenti fatti fare, quasi
da alcuna fumosità di stomaco o d'altro che occupato l'avesse
gli volesse la smarrita vita e 'l sentimento rivocare, veggendo
l'abate e' monaci che
per tutto questo egli non si risentiva, toccandogli il polso e niun
sentimento trovandogli, tutti per constante ebbero ch'e' fosse morto:
per che, mandatolo a dire alla moglie e a' parenti di lui, tutti quivi
prestamente vennero; e avendolo la moglie con le sue parenti alquanto
pianto, cosí vestito come era il fece l'abate mettere in uno
avello.
[Voice: lauretta]
La donna si tornò a casa, e da un
piccol fanciullin che di lui aveva disse che non intendeva partirsi
giammai; e cosí, rimasasi nella casa, il figliuolo e la
ricchezza, che stata era di Ferondo, cominciò a governare.
[Voice: lauretta]
L'abate con un monaco bolognese, di cui egli molto si
confidava e che quel dí quivi da Bologna era venuto, levatosi la notte
tacitamente, Ferondo
trassero della sepoltura, e lui in una tomba, nella quale alcun lume
non si vedea e che per prigione de' monaci che fallissero era stata
fatta, nel portarono; e trattigli i suoi vestimenti e a guisa di
monaco vestitolo, sopra un fascio di paglia il posero e lasciaronlo
stare tanto ch'egli si risentisse. In questo mezzo il monaco
bolognese, dallo abate informato di quello che avesse a fare, senza
saperne alcuna altra persona niuna cosa, cominciò ad attender
che Ferondo si
risentisse.
[Voice: lauretta]
L'abate il dí seguente con alcun de'
suoi monaci per modo di visitazion se n'andò a casa della
donna, la quale di nero vestita e tribolata trovò: e
confortatala alquanto, pianamente la richiese della promessa. La donna, veggendosi libera e
senza lo 'mpaccio di Ferondo o d'altrui, avendogli veduto in dito
un altro bello anello, disse che era apparecchiata; e con lui compose
che la seguente notte v'andasse. Per che,
venuta la notte, l'abate, travestito de' panni di Ferondo e dal suo monaco accompagnato,
v'andò e con lei infino al matutino con grandissimo diletto e
piacere si giacque, e poi si ritornò alla badia, quel camino
per cosí fatto servigio faccendo assai sovente; e da alcuni e
nello andare e nel tornare alcuna volta essendo scontrato, fu creduto
che fosse Ferondo che
andasse per quella contrada penitenza faccendo; e poi molte novelle
tra la gente grossa della villa contatone, e alla moglie ancora, che
ben sapeva ciò che era, piú volte fu detto.
[Voice: lauretta]
Il monaco bolognese, risentito Ferondo e quivi trovandosi
senza saper dove si fosse, entrato dentro con una voce orribile, con
certe verghe in mano, presolo, gli diede una gran battitura.
[Voice: lauretta]
Ferondo, piangendo e gridando, non faceva
altro che domandare: "Dove sono io?"
[Voice: lauretta]
A cui il monaco rispose: "Tu
se' in Purgatoro."
[Voice: lauretta]
"Come?" disse Ferondo"dunque sono io
morto?"
[Voice: lauretta]
Disse il monaco: "Mai
sí;" per che Ferondo sé stesso e la sua donna e 'l suo figliuolo
cominciò a piagnere, le piú nuove cose del mondo
dicendo.
[Voice: lauretta]
Al quale il monaco portò alquanto da mangiare
e da bere. Il che veggendo Ferondo, disse: "O mangiano i
morti?"
[Voice: lauretta]
Disse il monaco: "Sí; e
questo che io ti reco è ciò che la donna, che fu tua,
mandò stamane alla chiesa a far dir messe per l'anima tua, il
che Domenedio vuole che qui rappresentato ti sia."
[Voice: lauretta]
Disse allora Ferondo: "Domine, dalle il
buono anno. Io le voleva ben gran bene anzi che io morissi, tanto che
io me la teneva tutta notte in braccio e non faceva altro che baciarla
e anche faceva altro quando voglia me ne veniva."
[Voice: lauretta]
E poi, gran voglia avendone,
cominciò a mangiare e a bere; e non parendogli il vino troppo
buono, disse: "Domine, falla trista, ché ella
non diede al prete del vino della botte di lungo il muro."
[Voice: lauretta]
Ma poi che mangiato ebbe, il monaco da capo il riprese e
con quelle medesime verghe gli diede una gran battitura. A cui Ferondo, avendo gridato assai,
disse: "Deh. questo perché mi fai tu?"
[Voice: lauretta]
Disse il monaco: "Per
ciò che cosí ha comandato Domenedio che ogni dí
due volte ti sia fatto."
[Voice: lauretta]
"E per che cagione?"
disse Ferondo.
[Voice: lauretta]
Disse il monaco: "Perché tu fosti geloso, avendo la miglior
donna che fosse nelle tue contrade per moglie."
[Voice: lauretta]
"Ohimè," disse
Ferondo"tu di' vero, e
la piú dolce: ella era piú melata che 'l confetto, ma io
non sapeva che Domenedio avesse per male che l'uomo fosse geloso,
ché io non sarei stato."
[Voice: lauretta]
Disse il monaco: "Di questo ti
dovevi tu avvedere mentre eri di là, e ammendartene; e se egli
avviene che tu mai vi torni, fa che tu abbi sí a mente quello
che io fo ora, che tu non sii mai piú geloso."
[Voice: lauretta]
Disse Ferondo: "O ritornavi mai chi
muore?"
[Voice: lauretta]
Disse il monaco: "Sí,
chi Dio vuole."
[Voice: lauretta]
"Oh," disse Ferondo"se io vi torno mai,
io sarò il miglior marito del mondo; mai non la batterò,
mai non le dirò villania, se non del vino che ella ci ha
mandato stamane, e anche non ci ha mandato candela niuna, e
èmmi convenuto mangiare al buio."
[Voice: lauretta]
Disse il monaco: "Sí
fece bene, ma elle arsero alle messe."
[Voice: lauretta]
"Oh," disse Ferondo"tu dirai vero; e per
certo se io vi torno, io la lascerò fare ciò che ella
vorrà. Ma dimmi chi se' tu che questo mi fai?"
[Voice: lauretta]
Disse il monaco: "Io sono
anche morto, e fui di Sardigna, e perché io lodai
già molto a un mio signore l'esser geloso, sono stato dannato
da Dio a questa pena, che io ti debba dare mangiare e bere e queste
battiture, infino a tanto che Idio dilibererà altro di te e di
me."
[Voice: lauretta]
Disse Ferondo: "Non c'è egli
piú persona che noi due?"
[Voice: lauretta]
Disse il monaco: "Sí, a
migliaia, ma tu non gli puoi né vedere né udire, se non
come essi te."
[Voice: lauretta]
Disse allora Ferondo: "O quanto siam noi
di lungi dalle nostre contrade?"
[Voice: lauretta]
"Ohioh!" disse il
monaco"sèvi
di lungi delle miglia piú di be' la cacheremo."
[Voice: lauretta]
"Gnaffe! cotesto è
bene assai;" disse Ferondo"e per quel che mi paia, noi
dovremmo essere fuor del mondo, tanta ci ha."
[Voice: lauretta]
Ora in cosí fatti ragionamenti e
in simili, con mangiare e con battiture, fu tenuto Ferondo da dieci mesi in fra li quali assai
sovente l'abate bene
avventurosamente visitò la bella donna e con lei si diede il piú bel
tempo del mondo. Ma, come avvengono le sventure, la donna
ingravidò, e prestamente accortasene, il disse all'abate; per
che ad amenduni parve che senza indugio Ferondo fosse da dovere essere di Purgatorio
rivocato a vita e che a lei si tornasse, ed ella di lui dicesse che
gravida fosse.
[Voice: lauretta]
L'abate adunque la seguente notte fece con
una voce contraffatta chiamar Ferondo nella prigione, e dirgli: "Ferondo,
confortati, ché a Dio piace che tu torni al mondo; dove
tornato, tu avrai un figliuolo della tua donna, il quale farai che tu
nomini Benedetto, per
ciò che per gli prieghi del tuo santo abate e della tua donna e
per amor di san Benedetto ti fa questa grazia."
[Voice: lauretta]
Ferondo, udendo questo, fu forte lieto e
disse: "Ben mi piace. Dio gli dea il buono anno a
messer Domenedio e allo abate e a san Benedetto e alla moglie mia
caciata, melata, dolciata."
[Voice: lauretta]
L'abate, fattogli dare nel vino che egli gli
mandava di quella polvere tanta che forse quattro ora il facesse
dormire, rimessigli i panni suoi, insieme col monaco suo tacitamente il tornarono nello
avello nel quale era stato sepellito. La
mattina in sul far del giorno Ferondo si risentí e vide per alcuno
pertugio dello avello lume, il quale egli veduto non avea ben dieci
mesi: per che, parendogli esser vivo, cominciò a gridare: "Apritemi, apritemi!" ed egli stesso a pontar col capo
nel coperchio dello avello sí forte, che ismossolo, per
ciò che poca ismovitura avea, lo 'ncominciava a mandar via;
quando i monaci, che detto avean matutino, corson colà e
conobbero la voce di Ferondo e viderlo già del monimento
uscir fuori; di che, spaventati tutti per la novità del fatto,
cominciarono a fuggire e allo abate n'andarono.
[Voice: lauretta]
Il quale, sembianti faccendo di levarsi
d'orazione, disse: "Figliuoli, non abbiate paura,
prendete la croce e l'acqua santa e appresso di me venite, e veggiamo
ciò che la potenzia di Dio ne vuol mostrare;" e cosí
fece.
[Voice: lauretta]
Era Ferondo tutto pallido, come colui che tanto
tempo era stato senza vedere il cielo, fuor dello avello uscito; il
quale, come vide l'abate, cosí gli corse a' piedi e
disse: "Padre mio, le vostre orazioni, secondo che
revelato mi fu, e quelle di san Benedetto e della mia donna, m'hanno
delle pene del Purgatoro tratto e tornato in vita, di che io priego
Iddio che vi dea il buono anno e le buone calendi, oggi e
tuttavia."
[Voice: lauretta]
L'abate disse: "Lodata
sia la potenza di Dio. Va dunque, figliuolo, poscia che Iddio t'ha qui
rimandato, e consola la tua donna, la qual sempre, poi che tu di
questa vita passasti, è stata in lagrime, e sii da quinci
innanzi amico e servidore di Dio."
[Voice: lauretta]
Disse Ferondo: "Messere, egli
m'è ben detto cosí; lasciate far pur me, ché come
io la troverò, cosí la bascerò, tanto ben le
voglio."
[Voice: lauretta]
L'abate rimaso co' monaci suoi,
mostrò d'avere di questa cosa una grande ammirazione, e fecene
divotamente cantare il Miserere. Ferondo tornò nella sua
villa, dove chiunque il vedeva fuggiva, come far si suole delle
orribili cose, ma egli, richiamandogli, affermava sé essere
risuscitato. La moglie similmente aveva di lui paura.
[Voice: lauretta]
Ma poi che la gente alquanto si fu
rassicurata con lui e videro che egli era vivo, domandandolo di molte
cose, quasi savio ritornato, a tutti rispondeva e diceva loro novelle
dell'anime de' parenti loro, e faceva da sé medesimo le
piú belle favole del mondo de' fatti del Purgatoro, e in pien
popolo raccontò la revelazione statagli fatta per la bocca del
Ragnolo
Braghiello avanti che risuscitasse. Per la qual cosa in casa con la moglie tornatosi e in
possessione rientrato de' suoi beni, la 'ngravidò al suo
parere, e per ventura venne che a convenevole tempo, secondo
l'oppinion degli sciocchi che credono la femina nove mesi appunto
portare i figliuoli, la donna partorí un figliuol maschio,
il qual fu chiamato Benedetto
Ferondi.
[Voice: lauretta]
La tornata di Ferondo e le sue parole, credendo quasi
ogn'uomo che risuscitato fosse, acrebbero senza fine la fama della
santità dello abate. E Ferondo, che per la sua gelosia molte
battiture ricevute avea, sí come di quella guerito, secondo la
promessa dello abate fatta alla donna, piú geloso non fu per
innanzi: di che la donna contenta, onestamente, come soleva,
con lui si visse, sí veramente che, quando acconciamente
poteva, volentieri col santo abate si ritrovava, il quale bene e
diligentemente ne' suoi maggior bisogni servita l'avea.