[Voice: boccaccio]
Bergamino con una novella di Primasso e dell'abate di Cligní
onestamente morde una avarizia nuova venuta in messer Can della Scala.
[Voice: boccaccio]
Mosse la piacevolezza d'Emilia e la sua novella la reina
e ciascuno altro a ridere e a commendare il nuovo avviso del
crociato. Ma poi che le risa rimase furono e racquetato ciascuno,
Filostrato, al qual
toccava il novellare, in cotal guisa cominciò a
parlare:
[Voice: filostrato]
Bella cosa è, valorose donne, il
ferire un segno che mai non si muti, ma quella è quasi
maravigliosa, quando alcuna cosa non usata apparisce di subito, se
subitamente da uno arciere è ferita. La viziosa e lorda vita de' cherici, in molte cose
quasi di cattività fermo segno, senza troppa difficultà
dà di sé da parlare, da mordere e da riprendere a
ciascuno che ciò disidera di fare. E per ciò, come che
ben facesse il valente uomo che lo inquisitore della ipocrita
carità de' frati, che quello danno a' poveri che converrebbe
loro dare al porco o gittar via, trafisse, assai estimo piú da
lodare colui del quale, tirandomi a ciò la precedente novella,
parlar debbo: il quale messer Cane della Scala, magnifico signore, d'una
subita e disusata avarizia in lui apparita morse con una leggiadra
novella, in altrui figurando quello che di sé e di lui
intendeva di dire: la quale è questa.
[Voice: filostrato]
Sí come chiarissima fama quasi per
tutto il mondo suona, messer Can della Scala, al quale in assai cose fu
favorevole la fortuna, fu uno de' piú notabili e de' piú
magnifichi signori che dallo imperadore Federigo secondo in qua si sapesse in
Italia. Il quale, avendo disposto di fare una notabile e
maravigliosa festa in Verona, e a quella molta gente e di varie
parti fosse venuta e massimamente uomini di corte d'ogni maniera,
subito, qual che la cagion fosse, da ciò si ritrasse, e in
parte provedette coloro che venuti v'erano e licenziolli. Solo uno, chiamato Bergamino, oltre al credere di chi non
l'udí presto parlatore e ornato, senza essere d'alcuna cosa
proveduto o licenzia datagli, si rimase, sperando che non senza sua
futura utilità ciò dovesse essere stato fatto. Ma nel
pensiero di messer Cane
era caduto ogni cosa che gli si donasse vie peggio esser perduta che
se nel fuoco fosse stata gittata: né di ciò gli dicea o
facea dire alcuna cosa.
[Voice: filostrato]
Bergamino dopo alquanti dí, non
veggendosi né chiamare né richiedere a cosa che a suo
mestier partenesse e oltre a ciò consumarsi nello albergo co'
suoi cavalli e co' suoi fanti, incominciò a prender malinconia;
ma pure aspettava, non parendogli ben far di partirsi. E avendo seco portate tre belle e ricche robe, che
donate gli erano state da altri signori, per comparire orrevole alla
festa, volendo il suo oste esser pagato, primieramente gli diede l'una
e appresso, soprastando ancora molto piú, convenne, se
piú volle col suo oste tornare, gli desse la seconda; e
cominciò sopra la terza a mangiare, disposto di tanto stare a
vedere quanto quella durasse e poi partirsi.
[Voice: filostrato]
Ora, mentre che egli sopra la terza roba
mangiava, avvenne che egli si trovò un giorno, desinando messer
Cane, davanti da lui
assai nella vista malinconoso; il quale messer Can veggendo, piú per istraziarlo
che per diletto pigliare d'alcun suo detto, disse: "Bergamino, che hai tu? tu stai cosí
malinconoso! Dinne alcuna cosa".
[Voice: filostrato]
Bergamino allora, senza punto pensare quasi
molto tempo pensato avesse, subitamente in acconcio de' fatti suoi
disse questa novella: "Signor mio,
voi dovete sapere che Primasso fu un gran valente uomo in
gramatica e fu oltre a ogni altro grande e presto versificatore: le
quali cose il renderono tanto raguardevole e sí famoso, che,
ancora che per vista in ogni parte conosciuto non fosse, per nome e
per fama quasi niuno era che non sapesse chi fosse Primasso. Ora
avvenne che, trovandosi egli una volta a Parigi in povero stato, sí come egli
il piú del tempo dimorava per la vertú che poco era
gradita da coloro che possono assai, udí ragionare d'uno abate di Cligní, il
quale si crede che sia il piú ricco prelato di sue entrate che
abbia la Chiesa di Dio dal Papa in fuori; e di lui udí dire
maravigliose e magnifiche cose in tener sempre corte e non esser mai a
alcuno, che andasse là dove egli fosse, negato né
mangiar né bere, solo che quando l'abate mangiasse il domandasse. La qual cosa Primasso udendo, sí come uomo che si
dilettava di vedere i valenti uomini e' signori, diliberò di
volere andare a vedere la magnificenza di questo abate e domandò quanto egli allora
dimorasse presso a Parigi. A che gli fu risposto che forse a sei
miglia, a un suo luogo; al quale Primasso pensò di potervi essere,
movendosi la mattina a buona ora, a ora di mangiare. Fattasi adunque la via insegnare, non trovando alcun
che v'andasse, temette non per isciagura gli venisse smarrita e quinci
potere andare in parte dove cosí tosto non troveria da
mangiare; per che, se ciò avvenisse, acciò che di
mangiare non patisse disagio, seco pensò di portare tre pani,
avvisando che dell'acqua, come che ella gli piacesse poco, troverebbe
in ogni parte da bere. E quegli messisi in seno, prese il suo cammino
e vennegli sí ben fatto, che avanti ora di mangiare pervenne
là dove l'abate era. E
entrato dentro andò riguardando per tutto, e veduta la gran
moltitudine delle tavole messe e il grande apparecchio della cucina e
l'altre cose per lo desinare apprestate, fra se medesimo disse: "Veramente è questi
cosí magnifico come uom dice."E
stando alquanto intorno a queste cose attento, il siniscalco
dell'abate, per
ciò che ora era di mangiare, comandò che l'acqua si
desse alle mani; e, data l'acqua, mise ogn'uomo a tavola. E per
avventura avvenne che Primasso fu messo a sedere appunto di
rimpetto all'uscio della camera donde l'abate dovea uscire per venire nella sala
a mangiare. Era in quella corte questa
usanza, che in su le tavole vino né pane né altre cose
da mangiare o da ber si ponea già mai, se prima l'abate non veniva a sedere
alla tavola. Avendo adunque il siniscalco le tavole messe, fece dire
all'abate che,
qualora gli piacesse, il mangiare era presto. L'abate fece aprir la camera per venir
nella sala: e venendo si guardò innanzi e per ventura il primo
uomo che agli occhi gli corse fu Primasso, il quale assai male era in arnese
e cui egli per veduta non conoscea: e come veduto l'ebbe, incontanente
gli corse nello animo un pensiero cattivo e mai piú non
statovi, e disse seco: "Vedi a cui io do mangiare il mio!" E
tornandosi adietro, comandò che la camera fosse serrata e
domandò coloro che appresso lui erano se alcuno conoscesse quel
ribaldo che arrimpetto all'uscio della sua camera sedeva alle tavole.
Ciascuno rispose del no. Primasso, il quale avea
talento di mangiare, come colui che camminato avea e uso non era di
digiunare, avendo alquanto aspettato e veggendo che l'abate non veniva, si trasse
di seno l'uno de' tre pani li quali portati aveva e cominciò a
mangiare. L'abate, poi che alquanto fu stato,
comandò a uno de' suoi famigliari che riguardasse se partito si
fosse questo Primasso.
Il famigliare rispose: "Messer no, anzi mangia pane, il quale mostra
che egli seco recasse". Disse allora l'abate: "Or mangi del
suo, se egli n'ha, ché del nostro non mangerà egli
oggi."Avrebbe voluto l'abate che Primasso da se stesso si fosse
partito, per ciò che accomiatarlo non gli pareva far
bene. Primasso, avendo
l'un pane mangiato e l'abate non vegnendo, cominciò a
mangiare il secondo; il che similmente all'abate fu detto, che fatto avea guardare
se partito si fosse. Ultimamente, non
venendo l'abate,
Primasso mangiato il
secondo cominciò a mangiare il terzo: il che ancora fu
all'abate detto, il
quale seco stesso cominciò a pensare e a dire: "Deh questa che novità è oggi che nella
anima m'è venuta, che avarizia, chente sdegno, e per cui? Io ho
dato mangiare il mio, già è molt'anni, a chiunque
mangiar n'ha voluto, senza guardare se gentile uomo è o
villano, o povero o ricco, o mercatante o barattiere stato sia, e a
infiniti ribaldi con l'occhio me l'ho veduto straziare, né mai
nell'animo m'entrò questo pensiero che per costui mi c'è
entrato. Fermamente avarizia non mi dee
avere assalito per uomo di piccolo affare: qualche gran fatto dee
esser costui che ribaldo mi pare, poscia che cosí mi s'è
rintuzzato l'animo d'onorarlo."E
cosí detto, volle saper chi fosse; e trovato che era Primasso, quivi venuto a
vedere della sua magnificenza quello che n'aveva udito, il quale
avendo l'abate per
fama molto tempo davante per valente uom conosciuto, si
vergognò, e vago di fare l'amenda in molte maniere
s'ingegnò d'onorarlo. E appresso
mangiare, secondo che alla sufficienza di Primasso si conveniva, il fé
nobilmente vestire, e donatigli denari e pallafreno, nel suo albitrio
rimise l'andare e lo stare. Di che Primasso contento, rendutegli quelle grazie
le quali poté maggiori, a Parigi, donde a piè partito s'era,
ritornò a cavallo".
[Voice: filostrato]
Messer Cane, il quale intendente signore era,
senza altra dimostrazione alcuna ottimamente intese ciò che dir
volea Bergamino: e
sorridendo gli disse: "Bergamino, assai acconciamente hai mostrati
i danni tuoi, la tua virtú e la mia avarizia e quel che da me
disideri: e veramente mai piú che ora per te da avarizia
assalito non fui, ma io la caccerò con quel bastone che tu
medesimo hai divisato". E fatto pagare
l'oste di Bergamino e
lui nobilissimamente d'una sua roba vestito, datigli denari e un
pallafreno, nel suo piacere per quella volta rimise l'andare e lo
stare.