[Voice: boccaccio]
Un monaco, caduto in peccato degno di
gravissima punizione, onestamente rimproverando al suo abate quella medesima colpa,
si libera dalla pena.
[Voice: boccaccio]
Già si tacea Filomena dalla sua novella espedita, quando
Dioneo, che appresso di
lei sedeva, senza aspettare dalla reina altro comandamento, conoscendo
già per l'ordine cominciato che a lui toccava il dover dire, in
cotal guisa cominciò a parlare:
[Voice: dioneo]
Amorose donne, se io ho bene la
'ntenzione di tutte compresa, noi siamo qui per dovere a noi medesimi
novellando piacere; e per ciò, solamente che contro a questo
non si faccia, estimo a ciascuno dovere esser licito (e cosí ne
disse la nostra reina, poco avanti, che fosse) quella novella dire che
piú crede che possa dilettare: per che, avendo udito che per li
buoni consigli di Giannoto di CivigníAbraam aver l'anima salvata e
Melchisedech per lo
suo senno avere le sue ricchezze dagli aguati del Saladino difese, senza riprensione attender
da voi intendo di raccontar brievemente con che cautela un monaco il
suo corpo di gravissima pena liberasse.
[Voice: dioneo]
Fu in Lunigiana, paese non molto da questo
lontano, un monistero già di
santità e di monaci piú copioso che oggi non è,
nel quale tra gli altri era un monaco giovane, il vigore del quale
né la freschezza né i digiuni né le vigilie
potevano macerare. Il quale per ventura un
giorno in sul mezzodí, quando gli altri monaci tutti dormivano,
andandosi tutto solo da torno alla sua chiesa, la quale in luogo assai
solitario era, gli venne veduta una giovinetta assai bella, forse
figliuola d'alcuno de' lavoratori della contrada, la quale andava per
gli campi certe erbe cogliendo: né prima veduta l'ebbe, che
egli fieramente assalito fu dalla concupiscenza carnale. Per che, fattolesi piú presso, con lei
entrò in parole e tanto andò d'una in altra, che egli si
fu accordato con lei e seco nella sua cella ne la menò, che
niuna persona se n'accorse.
[Voice: dioneo]
E mentre che egli, da troppa
volontà trasportato, men cautamente con le' scherzava, avvenne
che l'abate, da dormir
levatosi e pianamente passando davanti alla cella di costui, sentio lo
schiamazzio che costoro insieme faceano; e per conoscere meglio le
voci s'accostò chetamente all'uscio della cella a ascoltare, e
manifestamente conobbe che dentro a quella era femina e tutto fu
tentato di farsi aprire; poi pensò di volerr tenere in
ciò altra maniera, e tornatosi alla sua camera aspettò
che il monaco fuori
uscisse. Il monaco, ancora che da grandissimo suo
piacere e diletto fosse con questa giovane occupato, pur nondimeno
tuttavia sospettava; e parendogli aver sentito alcuno stropicio di
piedi per lo dormitoro, a un piccol pertugio pose l'occhio e vide
apertissimamente l'abate stare a ascoltarlo, e molto ben
comprese l'abate aver
potuto conoscere quella giovane esser nella sua
cella. Di che egli, sappiendo che di questo
gran pena gli dovea seguire, oltre modo fu dolente: ma pur, senza del
suo cruccio niente mostrare alla giovane, prestamente seco molte cose
rivolse, cercando se a lui alcuna salutifera trovar ne
potesse. E occorsagli una nuova malizia, la
quale al fine imaginato da lui dirittamente pervenne, e faccendo
sembiante che esser gli paresse stato assai con quella giovane, le disse: "Io voglio andare a trovar modo come tu esca di qua
entro senza esser veduta; e per ciò statti pianamente infino
alla mia tornata".
[Voice: dioneo]
E uscito fuori e serrata la cella con la
chiave, dirittamente se n'andò alla camera dell'abate; e, presentatagli
quella secondo che ciascun monaco facea quando fuori andava, con un
buon volto disse: "Messere, io non potei stamane
farne venire tutte le legne le quali io aveva fatte fare, e
perciò con vostra licenzia io voglio andare al bosco e farlene
venire".
[Voice: dioneo]
L'abate, per potersi piú pienamente
informare del fallo commesso da costui, avvisando che questi accorto
non se ne fosse che egli fosse stato da lui veduto, fu lieto di tale
accidente e volentier prese la chiave e similmente li diè
licenzia. E come il vide andato via,
cominciò a pensare qual far volesse piú tosto: o in
presenza di tutti i monaci aprir la cella di costui e far loro vedere
il suo difetto, acciò che poi non avesser cagione di mormorare
contra di lui quando il monaco punisse, o di voler prima da lei
sentire come andata fosse la bisogna. E
pensando seco stesso che questa potrebbe esser tal femina o figliuola
di tale uomo, che egli non le vorrebbe aver fatta quella vergogna
d'averla a tutti i monaci fatta vedere, s'avisò di voler prima
veder chi fosse e poi prender partito; e chetamente andatosene alla
cella, quel la aprí e entrò dentro e l'uscio richiuse.
La giovane
vedendo venir l'abate
tutta smarrí, e temendo di vergogna cominciò a
piagnere.
[Voice: dioneo]
Messer l'abate, postole l'occhio addosso e
veggendola bella e fresca, ancora che vecchio fosse, sentí
subitamente non meno cocenti gli stimoli della carne che sentiti
avesse il suo giovane monaco; e fra se stesso cominciò a
dire: "Deh, perché non prendo io del piacere
quando io ne posso avere, con ciò sia cosa che il dispiacere e
la noia, sempre che io ne vorrò, sieno apparecchiati? Costei
è una bella giovane e è qui che niuna persona del mondo
il sa: se io la posso recare a fare i piacer miei, io non so
perché io nol mi faccia. Chi il
saprà? Egli nol saprà persona mai, e peccato celato
è mezzo perdonato. Questo caso non avverrà forse mai
piú: io estimo ch'egli sia gran senno a pigliarsi del bene,
quando Domenedio ne manda altrui".
[Voice: dioneo]
E cosí dicendo e avendo del tutto
mutato proposito da quello per che andato v'era, fattosi piú
presso alla giovane, pianamente la
cominciò a confortare e a pregarla che non piagnesse; e d'una
parola in altra procedendo, a aprirle il suo disidero
pervenne. La giovane, che non era di ferro
né di diamante, assai agevolmente si piegò a' piaceri
dell'abate: il quale,
abbracciatala e basciatala piú volte, in su il letticello del
monaco salitosene,
avendo forse riguardo al grave peso della sua dignità e alla
tenera età della giovane, temendo forse di non
offenderla per troppa gravezza, non sopra il petto di lei salí
ma lei sopra il suo petto pose, e per lungo spazio con lei si
trastullò.
[Voice: dioneo]
Il monaco, che fatto avea sembiante d'andare
al bosco, essendo nel dormentoro occultato, come vide l'abate solo nella sua cella
entrare, cosí tutto rassicurato estimò il suo avviso
dovere avere effetto; e veggendol serrar dentro, l'ebbe per
certissimo. E uscito di là dove era, chetamente n'andò a
un pertugio per lo quale ciò che l'abate fece o disse e udí e vide.
Parendo all'abate esser assai con la giovanetta dimorato,
serratala nella cella, alla sua camera se ne tornò; e dopo
alquanto, sentendo il monaco e credendo lui esser tornato dal
bosco, avvisò di riprenderlo forte e di farlo incarcerare
acciò che esso solo possedesse la guadagnata preda: e fattoselo
chiamare, gravissimamente e con mal viso il riprese e comandò
che fosse in carcere messo.
[Voice: dioneo]
Il monaco prontissimamente rispose: "Messere, io non sono ancora tanto all'Ordine di san
Benedetto stato, che io possa avere ogni particularità di
quello apparata; e voi ancora non m'avavate monstrato che' monaci si
debban far dalle femine premiere come da' digiuni e dalle vigilie; ma
ora che mostrato me l'avete, vi prometto, se questa mi perdonate, di
mai piú in ciò non peccare, anzi farò sempre come
io a voi ho veduto fare".
[Voice: dioneo]
L'abate, che accorto uomo era, prestamente
conobbe costui non solamente aver piú di lui saputo, ma veduto
ciò che esso aveva fatto; per che, dalla sua colpa stessa
rimorso, si vergognò di fare al monaco quello che egli, sí come
lui, aveva meritato. E perdonatogli e impostogli di ciò che
veduto aveva silenzio, onestamente misero la giovanetta di fuori e poi piú volte si dee credere ve la facesser tornare.